“Come suona Milano”.
Ritratto di Città, Studio per una rappresentazione radiofonica (1954). 30’.10’’, musica concreta ed effetti elettroacustici di Bruno Maderna e Luciano Berio, testo di Roberto Leydi.
Realizzato presso lo Studio di Fonologia della RAI di Milano.

“E’ molto difficile spiegare come succeda e perchè succeda. E’ anche molto difficile sorprenderlo, scoprirlo. Parlo naturalmente di quel minuto, o di quell’ora, o di quel secondo, non importa, in cui a ogni nuovo risveglio di mattino la città si ritrova tutta, improvvisamente e con sorpresa, coperta dal silenzio.”

Roberto Leydi

La città suona, eccome.

Suona dentro i cortili, nel ticchettio delle calcolatrici, nello sferragliare dei tram, e nel miagolare lontano su un tetto di un gatto insonne, tra navigli e “Ave Marie” mattutine, nel suono della voce del contabile che indica estratti conto e pagamento di cambiali, nei rumori soffusi dei postriboli ancora aperti, e nei suoni confusi nelle strade e delle piazze che quasi nessuno attraversa nell’inverno del 1954, a Milano.

 Ma per fortuna ci sono “gli altoparlanti umani” , dei due grandi compositori italiani, per la prima volta insieme, uniti per cercare di rubare il mistero della notte che diventa giorno, e del rumore indifferenziato che si fa silenzio, soltanto in un particolare momento dell’alba.

In questo “ritratto di città” ci sono troppe novità per poterle elencare, la musica concreta si contamina dei primi sussurranti effetti elettroacustici, Bruno Maderna e Luciano Berio, sono gli sperimentatori assoluti di questo momento di passaggio, che definirà la linea di discrimine “tra un prima e un dopo” ,attraverso la creazione del primo centro di ricerche fonologiche, da li a poco, che regalerà la tecnica a tutte le sperimentazioni future.

“La narrazione si svolge nella città di Milano. Procede per giustapposizione di immagini sonore e comprende un arco di tempo di una giornata, divisa in tre tempi.
La mattina, il pomeriggio e la sera.
Non ci sono personaggi, né un Io narrante.
Due voci neutre e descrittive, poco timbrate.
L’unità della narrazione è ricercata attraverso la trasfigurazione lirica e l’astrazione dei suoi elementi.
La modularità, la circolarità e la ripetitività degli elementi sonori sono il principio alla base di questo linguaggio radiofonico. I suoni della città intervengono nella narrazione di per sé.
Sono musica extra-diegetica che crea un ritmo ossessivo a simboleggiare la quotidianità della metropoli”.

Serena Pecoraro

C’è poca, pochissima tecnologia tra le voci suadenti che raccontano lo splendido poema di Roberto Leydi e le immagini che sono state allegate, non facevano parte del radiodramma originale, ovviamente.

Certo non è la prima volta che si cerca di dare un senso al suono di una città ma come scrive Angelo Paccagnini nel 1972, ‘nella sbuffante e ispida partitura concreto-elettronica diventa chiaro’.

 Molto tempo prima Charles Ives, uno dei grandi compositori americani del novecento, con “Central Park in the dark” (composta nel 1906,prima esecuzione 1946) aveva sperato di poter trasformare in musica “la notte e le tenebre del parco newyorkese”, ma qui il tema cambia, perché è Milano stessa che, come dicevo prima, suona, e i compositori usano quelle emissioni sonore come una partitura, attraverso l’uso dell’ingegneria sperimentale del Centro della Rai ,in formazione.

Il risultato è carismatico e sorprendente, quasi un documentario sonoro del tempo, una testimonianza letteraria e musicale di profonda emozione.  la commistione tra generi, come il teatro, la letteratura ,la musica concreta e gli effetti elettroacustici creano una sintesi che ci rende la memoria del tempo di assoluto interesse, foriero delle meraviglie che il centro Fonologico di Milano creerà con l’intervento di, Nono, Cage, Pousseur, Castiglioni, Donatoni, Clementi, Manzoni, e altri.

Quel suono è ovviamente espressione dell’architettura, dell’urbanistica che lo contiene ma che lo esprime quasi fosse una sinfonia senza movimenti, ma in un moto perpetuo che scava sempre di più, dentro le viscere della città, di quella Città, senza conoscere probabilmente dove si arriverà in questo processo analitico e fonologico.

Non è un omaggio, non c’è tentennamento nel risultato programmatico complessivo, Berio e Maderna sanno benissimo quello che vogliono, e soprattutto quello che non vogliono dire, di fronte alla città perennemente sul crinale di un boom economico.

Un inno al contrario, uno schiaffo completo ad ogni forma di retorica, poi verranno, design, moda, architettura e tutto il resto ma prima, solo la musica è in grado in trenta minuti! di “dire Milano”, di creare cronaca, di plasmare una descrizione che presto diventerà prima modello e presto icona, perché il passaggio dalla cultura all’evento è molto breve.

E il centro di fonologia della RAI è chiuso da decenni e pochi si ricordano del passaggio di John Cage che in qualche modo aveva espresso il desiderio di poterci lavorare stabilmente, e in una pausa a Lascia e Raddoppia dove, come tutti sappiamo, si presenta come esperto di micologia.

Studio di Fonologia della RAI di Milano

La tematica libera di “Ritratto di Città” , l’assenza di un tracciato sequenziale, rende l’esperimento ancora più innovativo, incatenandolo comunque ad un testo, straordinario e immaginifico, dove la narrazione è visibile come sequenza di ritratti urbani,.

Come un film che non smetteremmo mai di rivedere.

I suoni sono quelli propri della strada (Musica Concreta) e l’intervento elettroacustico e frutto di un’assoluta e spregiudicata utilizzazione di macchine poco inclini a sopportare quel carico sonoro, e per fortuna  il complesso risultato finale sembra lieve ,quasi auspicabile per descrivere un vero cambiamento, una trasformazione inevitabile.

Milano si vede anche nel suono, e nel testo scritto dall’etnomusicologo Leydi, nella perfetta esecuzione di Nando Gazzolo e Orazio Fanfani, a loro volta suoni straordinari nella perfetta miscela inter-mediale.

Un progetto poco conosciuto ma da cercare e cercare, e scarnificare nella dialettica col presente, per nutrirsi di quelle istanze che, in sottofondo, portarono ad una stagione irripetibile per la città e per il nostro paese, e la musica, anche questa forma di musica contemporanea, ha sempre avuto la capacità di farci vedere prima orizzonti e tracciati nascosti.

Bruno Maderna

 Le piazze, le strade, i Navigli, le chiese, le periferie, la nebbia non sono mai state così reali, al punto da farci cambiare percezione rispetto a quanto abbiamo vissuto, ed è sempre “la grazia e l’intelligenza” di due grandi compositori come Berio e Maderna a condurci nel centro pulsante di questo grande cuore sconosciuto che tutti ci contiene, senza dover dare risposte definitive, ma proponendo ,come ha sempre fatto la musica, negli ultimi sei secoli, domande, e domande cui non è necessario dare risposte. Almeno per il momento.


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