ugo la pietra

Al MAN di Nuoro una mostra ripercorre oltre sessant’anni di ricerca sull’abitare, tra spazio domestico, paesaggio e trasformazioni sociali.

La casa non è soltanto uno spazio da costruire, ma un luogo da vivere, trasformare e condividere. È attorno a questa idea che si sviluppa la ricerca di Ugo La Pietra (1938), protagonista della prossima stagione espositiva del Museo MAN di Nuoro con Domus, Domo, mostra personale curata da Gabi Scardi. L’esposizione si inserisce nel percorso di studio che il MAN dedica agli artisti italiani che, dagli anni Sessanta in avanti, hanno indagato le trasformazioni sociali e le relazioni tra individuo, comunità e territorio attraverso sperimentazioni teoriche e pratiche artistiche condivise.

ugo la pietra

Ugo La Pietra. Domus, Domo riunisce circa 80 opere — tra acrilici, oggetti, ceramiche, arazzi, installazioni, disegni, fotomontaggi e film d’artista — ripercorrendo una ricerca che dal 1960 arriva fino a oggi. Una selezione significativa di lavori costruisce un percorso attraverso le diverse dimensioni dell’abitare, tema centrale nella pratica dell’autore, che ha esplorato lo spazio urbano ed extraurbano attraverso linguaggi e narrazioni differenti. Le sale del museo si articolano attorno a sei nuclei tematici, ripresi anche nel catalogo edito da Quodlibet, con progetto grafico di Leonardo Sonnoli: Casa e città, Fuori casa, Dentro e fuori casa, Fare casa, Casa e natura, Casa e giardino.

Come dichiara l’artista: «Dagli anni Sessanta a oggi la mia ricerca si è sempre sviluppata attraverso l’analisi della società rispetto all’evoluzione dell’abitare, dallo spazio privato a quello pubblico».

Ampliare i confini dell’architettura significa, per La Pietra, indagare il rapporto tra corpo e spazio, dimensione domestica e città. Quest’ultima diventa un luogo definito dalla presenza umana, dalle esigenze, dai ritmi, dalle abitudini e dai desideri, ma anche dalle dinamiche sociali e civiche che orientano le scelte collettive.

Scrive Gabi Scardi nel testo in catalogo: «Se nell’immagine ufficiale della città, che si vuole ordinata, e nel racconto accreditato dell’architettura, che costruisce secondo modelli codificati e tende a rispondere a norme disciplinari e a obiettivi strategici dettati dall’esterno, le opere di La Pietra costituiscono una vera e propria contro-narrazione: si concentrano sul non codificato, proprio su ciò che alla pianificazione sfugge, o ne viene espulso».

Scardi individua nella riflessione sul confine uno dei nuclei persistenti della ricerca dell’artista: una frontiera mobile che attraversa tanto la città quanto il corpo sociale e che può trasformarsi da elemento di separazione in interfaccia, spazio da abitare e occasione di relazione.

Gli spazi marginali e di soglia diventano così il terreno privilegiato delle sperimentazioni di La Pietra. Le aree di transizione tra città e periferia, i cortili, i marciapiedi, le panchine, le porte, le finestre e i balconi sono oggetto di un’indagine sistematica sull’abitare. I suoi interventi si configurano come pratiche di fruizione, appropriazione e produzione dello spazio, capaci di attraversare tanto gli insediamenti spontanei quanto le aree pianificate. Al centro dell’attenzione sono soprattutto i luoghi in cui i limiti tra dentro e fuori diventano porosi e la separazione si attenua.

ugo la pietra

Il legame con la Sardegna emerge già nel progetto del 1978 dedicato alla cultura balneare, ambientato sulla spiaggia del Poetto. Attraverso una ricerca fotografica e analitica, La Pietra documenta i celebri «casotti», le piccole abitazioni in legno che, a partire dagli anni Dieci del Novecento, punteggiavano la spiaggia di Cagliari. Nella sua riflessione teorica, queste strutture rappresentano una forma di «architettura spontanea»: luoghi minimi e confortevoli destinati a un abitare temporaneo, nati da un design della necessità e divenuti nel tempo parte integrante del paesaggio e dell’identità del territorio.

Nel 1987 l’artista partecipa inoltre a Taccas. Nuovi tappeti sardi, progetto promosso dall’ISRE e presentato a Nuoro, che coinvolge artisti, architetti e designer italiani — da De Lucchi a Baj, da Mendini a Sottsass — nella realizzazione di disegni destinati alla tessitura artigianale sarda. Nel 2009 realizza poi un ciclo di ceramiche sarde per la XIX Biennale di Artigianato Sardo.

La mostra presenta oggi anche un importante lavoro inedito, frutto della collaborazione con le tessitrici dello Studio Pratha: un ciclo di arazzi realizzati a partire dai disegni preparatori dell’artista, che rinnova il dialogo tra ricerca contemporanea, sapere artigianale e tradizione tessile dell’isola.


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