Paolo Conrad-Bercah

Considerazioni, ricerche e teorie di Paolo Conrad-Bercah sulla città del presente come passato, e del futuro.

“La vera critica sta nell’elaborazione stessa perché quest’ultima è possibile solo attraverso la separazione dell’essenziale dall’accidentale, del necessario dal contingente, dall’oggettivo al soggettivo”.

Ludwig Feuerbach

“Ogni edificio è un racconto, come anche ogni architetto è un racconto. Se allora tenessimo insieme i due racconti, se cercassimo di vedere dove essi si sovrappongono, avremmo città che sanno raccontare.”

Valerio Paolo Mosco

Forse perché ci sono sempre piaciuti gli “irregolari” Paolo Conrad-Bercah (PCB) ci appare la summa di quanto potessimo sperare di trovare in un intellettuale, un critico, un filosofo e un architetto in grado di darci particolari stimolazioni nell’indagare il concetto principe del “senso dell’architettura,” del “fare architettura”.

Paolo Conrad-Bercah ha tutte le stelle giuste nel suo percorso formativo (Politecnico di Torino e Graduate School of Design della Harvard University), apprendistato da I. M. Pei ma ovviamente anche da Aldo Rossi e Ignazio Gardella; molti titoli pubblicati, mostre curiose e intriganti e progetti, realizzati o solo sognati, che ci fanno capite tante cose, anche molte che non conoscevamo sul nostro mestiere di progettisti senzienti.

La trilogia su Berlino in corso di pubblicazione da parte di LetteraVentidue edizioni – Berlin Fragments (2018), Berlin Transfert (2021) e Berlin Stimmung (2022) rappresenta un nodo di svolta per quanti vogliono ri-considerare la cultura del progetto come un faticoso percorso umano e un’indagine psico-analitica sull’essenza narrativa di città.

Libri, progetti e saggi critici costringono il lettore ad una lettura densa perché il ritorno alla cultura alta, faticosa, ideale e produttiva di idee complesse è oggi uno dei compiti dell’architetto del futuro dopo la tempesta delle mode e l’abbaglio dei riflettori e del rumore dello star system, un approdo sicuro dopo anni di modestia letteraria.

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La lettura della metropoli tedesca offre una traslazione personale (Warburghiana) di alcune delle categorie estetiche dei primi romantici — il frammento, la rovina, l’arabesco, il Witz, il Non-so-che — per parlare in modo contemporaneo del nostro presente.

E’ una narrazione che ostenta indifferenza, se non fastidio, per le assurde nozioni di tempo lineare introdotte dal modernismo e che, per questo motivo, diventa una sorta di enciclopedia totalizzante dei tracciati del tempo, del luogo, dello stile, dei fenomeni e dei programmi di rivoluzione urbana.

Una nuova teoria dei giochi che crede nel luminescente auto-compiacimento, dove storia, rovine e paradigmi fanno fatica a sopravvivere all’apoteosi trionfale del successo concettuale e culturale. In altre parole, si parla di Berlino per parlare del mondo globalizzato e delle sue numerose distorsioni.

Bastano tre studi per parlare dal lettino dello psico-terapeuta del futuro e del passato della città di quello che sarebbe potuta essere e di quello che in realtà è diventata. Brandlhuber+, Kuehn Malvezzi, Bruno Fioretti Marquez (BFM) cui PCB fa riferimento partendo da San Paolo: “Fratelli, non cedete al vostro secolo” è l’illuminazione che ci fa procedere spediti tra passato e futuro senza particolari traumi in una frequenza di continuità trasversali sovrapposte che ci aiutano a comprendere “l’abilità di elaborazione”cardine del pensiero di Feuerbach citato all’inizio.

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PCB o C-B-A (acronimo del workshop internazionale che dirige con intuizione e sensibilità) ci parla di mondi misteriosi che da troppo tempo non frequentavamo, di territori lussureggianti dimenticati dal pensiero unico e dalla stasi della creazione critica e come non potevamo celebrarlo per questo insegnamento terapeutico che ci ha fatto innamorare ancora una volta dell’architettura come l’avevamo immaginata nell’era dell’innocenza.

La trilogia berlinese di PCB è un progetto che scava dentro l’architettura e la pianificazione urbana, restituendo alla parola il valore di “segno”, un di-segno sonoro, e una densità inimmaginabili per il pensiero semplificato della contemporaneità istantanea.

Il cuore dell’indagine estetica origina dalla teoria dei fatti urbani di Aldo Rossi come profonda interpretazione e traslazione nella dialettica con la Città — in questo caso Berlino che ne è la metafora in tempi moderni e mai, forse, contemporanei — ma la trascende in uno specchio convincente che fa intravedere, allo stesso tempo, non l’immagine fisica ma la memoria, la metafora e ovviamente la rovina.

Il percorso è così chiaro che non c’è la necessità di produrre molti modelli, bastano pochi assiomi riletti scientificamente come sintesi programmatica, come manifesto estetico ideale, a-temporale ed esaustivo di tutte le potenziali declinazioni di forma e sostanza, e un corredo bibliografico che seziona lo scibile estetico da ogni visione particolare, è una garanzia della qualità unica dell’impegno culturale dell’autore.

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Un tema a parte sono i lavori/sogni architettonici, i disegni di città immaginarie ma così reali, concrete, lacerti di storia messi in mostra sul banco di una contemporaneità che non può dimenticare e che continua ad esistere a prescindere dal tempo in cui viviamo, una Storia che si sovrappone alla storia della quotidianità perché l’architettura non vuole e non potrà mai diventare l’edilizia che la corrompe e la mortifica.

Dunque una lezione teorica e pratica utile a quanti avevano rimosso nel corso delle tempeste recenti, il senso del fare e del pensare architettura in cambio di porti sicuri e spettacolari ed ecco comparire il fantasma stesso delle nostre fragilità, conseguenza di una insopportabile lightness fintamente applicata negli sviluppi dell’abbagliante attualità.

E’ un precetto etico e insieme un invito alla fatica della costruzione dell’Idea complessa, di una progettazione che si nutre di tutte le altre discipline e non si libera da questo stadio di pesantezza perché è la sommatoria di tutte le potenzialità della Tecnica scientifica e umanistica, un’attività capace da sola di rappresentare un’epoca e le aspirazioni più profonde del tempo e del mondo.

“L’esserci non è il tempo ma la temporalità”

Martin Heidegger

In questa breve citazione tratta dal libro si riconosce il principio ultimo dell’essere transeunte, dunque il tempo esiste solo in funzione di questa caratteristica dell’esistenza e l’architettura ne diviene una delle letture più compiute, lo sfondo di questo scorrere perenne.

“L’aspetto più importante del lavoro dell’architetto è produrre idee […] L’architettura nasce da un’immagine che è penetrata dentro di noi e si traduce in un disegno e un edificio. Solo quando si sente questa idea si può cominciare a disegnarla per perfezionarla”.

Aldo Rossi

Berlin Trasfert  è anche un atlante di idee estetiche estrapolate da un architetto attivo oggi dal lavoro di alcuni colleghi e rappresenta, da questo punto vista, un esperimento perfettamente riuscito anche perché produce un effetto intellettualmente incerto come è ovviamente auspicabile in ogni teoria.

La capacità di Conrad-Bercah è, in altre parole, principalmente quella di inocularci il virus del dubbio, di un dubbio molto più potente di ogni pandemia perché è probabile che questo viaggio concettuale, filosofico e letterario non ci porti da nessuna parte oppure al centro del territorio magico, dove le dieci idee estetiche raccolte in un atlante diventano luoghi, spazi, oggetti e, forse, anche Architettura.


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