Corridoio Vasariano

Il corridoio vasariano è protagonista di un intrigante racconto: dalla sua costruzione in occasione delle nozze del ramo cadetto della famiglia Medici, fino alla recente riapertura come parte integrante delle gallerie degli Uffizi.

Il corridoio chiuso, per motivi di sicurezza nel 2016 è stato finalmente riaperto a 32 anni dalla strage dei Georgofili e a 451 anni dalla morte di Cosimo I de’ Medici e di Giorgio Vasari.

I matrimoni sono, in ogni epoca storica e per ogni famiglia, un grande avvenimento. Quello tra “reali” lo è ancor di più e richiede di mettere in campo progetti ed intelletti straordinari. 

Così fu per i preparativi delle nozze tra Francesco de’ Medici e Giovanna d’Asburgo, figlia dell’imperatore d’Austria, che in pochi mesi trasformano per sempre il volto di Firenze. Il padre dello sposo, Cosimo I de’ Medici, per celebrare degnamente l’ascesa della Toscana tra le grandi nazioni europee non intende badare a spese.

Chiama dunque a sé i migliori pittori, scultori e architetti per impreziosire la città delle più sorprendenti opere dell’ingegno nell’ambizioso intento di sorprendere e meravigliare gli ospiti di alto lignaggio presenti all’evento.

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L’unione, avvenuta il 18 dicembre 1565, del rampollo di casa Medici con Giovanna d’Austria viene ricordata dagli storici come “grandioso avvenimento” per la Toscana e successo personale dell’astuto Duca, di tale magnificienza da rendere l’accoglienza degna di una vera “regina”. Questo ambito risultato, frutto di lunghe e faticose negoziazioni, aveva richiesto l’intercessione del Pontefice Pio IV, ed era seguito al fallito tentativo di imparentarsi con la corte di Spagna.

L’evento meritava come degna conclusione, un abbagliante spettacolo coreografico in stile “baroccamente classicheggiante” con archi trionfali, giochi d’acqua, trofei, rappresentazioni storiche e molto altro, ai quali concorsero i più grandi letterati dell’epoca.

Il gruppo di creativi era capitanato dall’umanista Vincenzo Borghini in stretta collaborazione, tanto da essere considerati un’anima unica, con Giorgio Vasari per gli aspetti architettonici e decorativi. Il grande apparato era stato messo in moto e avrebbe dato risultati inimmaginabili ed imperituri.

Il gusto principesco che investe Firenze a partire dal 1560 è, in parte, dovuto alla conquista del territorio senese e alle crescenti, fruttuose relazioni con il papato che portano il duca Cosimo a Roma (primo Granduca di Toscana) alla corte di Pio IV. Un soggiorno, quello romano, che colpì particolarmente il Medici per la bellezza della città, le sue antichità, le collezioni e i grandi palazzi inseriti in una preziosa cornice.

Lo stile romano s’impadronisce così di Firenze, che recepisce le influenze di grandi maestri dell’epoca: dalla scuola di Raffaello a Michelangelo, passando per i fulgidi innesti di architetti e decoratori tra nuovo e antico. Il soggiorno a Roma degli artefici fiorentini era divenuto consueto, e una gran copia di taccuini di studi archeologici si diffusero in città, costituendo la base di un nuovo concetto decorativo basato su una maggiore filologia rispetto al dato classico. Elemento di rigoroso classicismo tra l’altro rilanciato da esperienze protoaccademiche come la bottega di Baccio Bandinelli, artista che fino al 1560 condizionò il gusto del duca Cosimo. Tornato a casa, il duca si fece approntare una stanza per raccogliervi opere antiche nella nuova residenza di Pitti.

Era la primavera del 1565 quando il duca Cosimo contestualmente alla costruzione dell’edificio degli Uffizi, ordinò a Giorgio Vasari di progettare la costruzione di una via coperta tra i palazzi della corte: un collegamento fluttuante tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, sede di governo e della corte. L’istituzione della Fabbrica dei Tredici Magistrati nasceva con l’obiettivo di dare un nuovo assetto organizzativo e amministrativo alla città di Firenze, erigendo per la capitale medicea un vero e proprio foro di forma cinquecentesca, esemplato su modelli architettonici antichi e su quelli moderni di Michelangelo.

giorgio vasari
Giorgio Vasari

Giorgio Vasari, artista e primus grande biografo della storia dell’arte, ( nelle Vite racconta i grandi ingegni, tra invidie e rivalità, dal Medioevo al ‘500) riceve così la magnifica commessa di un’opera al contempo maestosa e visionaria, per certi versi invasiva: un percorso sopraelevato, una via di collegamento ardita, sospesa a “mezz’aria” per raggiungere in piena libertà e riservatezza Palazzo Vecchio, sede del governo, dalla residenza dei Medici a  Palazzo Pitti, attraversando la Galleria degli Uffizi e Ponte Vecchio. Un’opera edificata in tempi record costruzione del corridoio vasariano viene conclusa a tempo di record: appena 5 mesi. Giusto in tempo per le nozze, celebrate il 18 dicembre 1565 con una tale sontuosità e splendore impresso a lettere di fuoco nella memoria dei secoli.

Il Corridoio Vasariano, parte organica della Galleria degli Uffizi, espone la collezione di Autoritratti degli artisti e importanti collezioni di dipinti del Seicento e del Settecento

Secondo alcuni studiosi il cosiddetto Corridoio Vasariano fu ispirato dagli schizzi di Leonardo con il suo immaginario di strade sospese in alto sulle città; altri suffragano l’ipotesi che l’autore abbia tradotto in stereometria le teorie del grande umanista Leon Battista Alberti.

Nella sua opera De Re Aedificatoria aveva descritto luoghi principeschi e religiosi lontani dalle brutture e dalle invidie della gente bassa, sistemati con perizie architettoniche particolari, utili a rispettare la tranquillità e la sacralità di certe cose. 

Corridoio Vasariano
il percorso del Corridoio Vasariano

La struttura sopraelevata, estesa per circa un chilometro di lunghezza, sembra rispecchiare i caratteri di un’architettura minimalista, secondo canoni moderni. Prende il volo dal Palazzo della Signoria, passa radente via della ninna, attraversa gli Uffizi e Ponte Vecchio (al centro, sopra ai tre arconi, si susseguono finestre panoramiche sull’Arno, in direzione del Ponte Santa Trinita), per poi addentrarsi nel cuore del tessuto cittadino fino a palazzo Pitti. Un percorso visibile agli occhi di coloro i quali vivono e visitano la città, fu considerato segreto fino a qualche tempo fa, via di fuga privilegiata da utilizzare in caso di pericolo. Il suo scopo era piuttosto quello di evitare al Duca sovrano di confondersi con i cittadini, consentendogli un rapido collegamento tra la residenza privata e il luogo del suo potere.

Parla un linguaggio architettonico non aulico, porta con sé traccia degli antichi acquedotti romani con una semplicità progettata e non casuale, propria di un’architettura rivolta all’utile e al funzionale, connaturata ad una certa tradizione fiorentina. Un portico con arcate che si rincorrono, sul cui asse centrale vedono la luce delle piccole finestre. Ad una certa altezza il corridoio lambisce la chiesa di Santa Felicita dove, da un’apposita finestra con grate che guarda all’interno, i regnanti potevano godere privatamente della santa messa.

Meglio noto come Percorso del Principe, questo ebbe lunga vita e per ben trecento anni rimase appannaggio esclusivo dei granduchi Medici e Asburgo Lorena. Solo nel 1866 con l’unità d’Italia, l’architettura progettata dal Vasari venne trasformata in un ideale prolungamento della Galleria degli Uffizi, abbracciando uno dei Musei più amati e visitati al mondo. Le sue mura ospitarono dunque collezioni di stampe, arazzi e disegni, nonché un ricco apparato fotografico esposto fino al drammatico scoppio della seconda guerra mondiale.

Corridoio Vasariano

Una curiosità storica non da poco, ci rivela che l’apertura di grandi finestre di Ponte Vecchio, al posto di quelle più modeste di epoca rinascimentale, è opera di Mussolini e motivata, probabilmente, dalla volontà di impressionare Hitler in occasione della sua visita ufficiale del 1938. Opera che non mancò di stupire le alte cariche naziste, (tanto da metterlo al riparo dalle bombe?). Certo è che la struttura, incluso il corridoio, seppur danneggiato, si salvò. I meriti attribuiti a questa mirabolante struttura non si esauriscono qui, nel corso della liberazione della città avvenuta nel ’44 il corridoio fu centrale nella lotta partigiana, da qui i combattenti riuscivano a cogliere alle spalle i nemici posizionati a Nord dell’Arno.

Corridoio vasariano: il restauro, che durò fino al 1973, e la sua riapertura al pubblico.

Dal 1973 viene destinata ad ospitare quadri barocchi e un corposo corredo di autoritratti degli artisti. Oggi siamo ammessi anche noi a calcare le orme le orme del principe ed attraversare questo percorso di grande fascino storico che ci avvicina alla controversa famiglia Medici. Una relazione stretta a doppio filo alla passione per il collezionismo ed iniziata proprio con Cosimo I e suo figlio Francesco I.

Due personaggi entrati nella storia – se non nel mito come toccò a Lorenzo il Magnifico – riconosciuti non solo in qualità di governanti ma anche mecenati e collezionisti, attorniati dal bello e da opere d’arte che portavano lustro alla casata. Un collezionismo in progress che ha seguito da vicino le vicissitudini della famiglia e della città.

Una passione che da amatoriale si seppe trasformare in principio scientifico e atteggiamento pressochè “filologico”, che non si limitava alla raccolta e selezione della produzione artistica e culturale, bensì spaziava fino a disegnare la “cornice” architettonica destinata all’esposizione stessa.

La natura stessa del collezionismo rinascimentale era un tutt’uno con la forma più elevata di mecenatismo nel suo slancio verso gli altri e aperta alla città.  Una storia che affonda le sue radici nei simbolici spazi di Palazzo Vecchio e degli Uffizi e che parla ancora oggi agli illuminati mecenati, di diversa estrazione e provenienza, incoraggiando chi può nell’investire in cultura, bellezza e tutela del patrimonio esistente a vantaggio dell’intera comunità civile.  

Fonti: L’apparato per le nozze di Francesco de’ Medici e di Giovanna d’Austria

Di Piero Ginori Conti

Il Percorso del Principe a cura di Carlo Francini/ Centro Storico di Firenze


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