Pienza
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Pienza, una perla che si affaccia sulla Val d’Orcia lontana dal fragore della modernità, città ideale dove il paesaggio naturale è stato disegnato nel periodo rinascimentale.

Nel Rinascimento molti coltivavano il sogno di uno stato perfetto, retto da filosofi e sapienti, che si ponesse come garante e mediatore super partes delle diverse sfere della vita comune. Era il frutto squisitamente umanistico della riscoperta e della riappropriazione degli ideali artistici greci e romani, così come della ricerca filosofica di Platone, di Ippodamo da Mileto e del romano Vitruvio.

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Una tensione ideale che avrebbe dovuto tradursi in criteri urbanistici rigorosi, in grado di dar vita a forme perfette, disposte applicando la rivoluzionaria prospettiva lineare, elaborata da Brunelleschi e decodificata da Leon Battista Alberti nel suo De Pictura. Al centro di questo universo rigoroso si sarebbe posto l’uomo, vero e proprio motore di una città che sarebbe dunque stata uno spazio in cui vivere in armonia ma, al tempo stesso, da progettare; un luogo d’incontro sociale, di organizzazione politica e di pianificazione economica. La città ideale assurge al rango di topos ben definito, al pari della Natura e degli altri aspetti del creato, ma ben distinto da essi; l’uomo può così interfacciarsi direttamente con l’universo, in un rapporto dialettico mediato dallo studio e dalla razionalità, ricco di aspetti simbolici misteriosi.

Piazza Pio II – Pienza

Il poeta Giovanni Pascoli – come testimoniato dall’epigrafe affissa davanti al Palazzo comunale di Pienza – scrisse che la città era «nata da un pensiero d’amore e da un sogno di bellezza». Abbiamo appena visto che la genesi di Pienza è ben più complessa; eppure, ciò non toglie che la tensione ideale, l’utopia e la razionalità nascondano un senso di bellezza. Lo testimoniano le geometrie e la regolarizzazione modulare degli edifici del centro cittadino, ispirati a quei lunghi viali rettilinei terminanti in piazze regolari che Leon Battista Alberti tracciava nel suo De Re Aedificatoria. E Pienza una piazza ce l’ha: un punto di ritrovo dalla particolare forma trapezoidale, simile ai fori medievali, che porta il nome di colui che battezzò la città intera, salvandola dal nomen omen di Corsignano de’ Ladri. Era quell’Enea Silvio Piccolomini che, alla veneranda età di 53 anni, sarebbe salito al soglio pontificio come Pio II.

La Città Ideale – Autore Sconosciuto

Papa Pio II, fortemente intriso di cultura umanistica e amico di personalità di rilievo del mondo scientifico e astronomico come Nicola Cusano e Paolo dal Pozzo Toscanelli, volle affidare all’architetto Bernardo Gamberelli – detto Il Rossellino – proprio la realizzazione della piazza centrale. Per un lavoro del genere bisognava prendere in considerazione non solo il rigore dei volumi e la prospettiva, ma anche l’orientamento astronomico dell’intero complesso. Giungendo in questa piazza – oltre alla costruzione dal curioso nome di Pozzo dei Cani – è ancora oggi possibile notare un tondino che risulta piuttosto decentrato rispetto al centro, ma che è perfettamente perpendicolare al rosone della concattedrale antistante, tanto che essi, se venissero sovrapposti, combacerebbero.

Nei Commentarii di Pio II, il rosone viene indicato come oculus, un termine che, nella mitologia classica, è usato per descrivere l’aspetto dei Giganti, figli di Gea, la madre terra, e di Urano, il cielo. Ecco che al visitatore, in piedi sopra al tondino dove ogni anno si disputa il Palio del Cacio Fuso 1Si aggiudica il palio del cacio fuso il sestriere che totalizza il maggior numero di punti cercando di lanciare una forma di cacio pecorino il più vicino possibile al fuso posto al centro del tondino., sembrerà di essere l’anello di congiunzione tra cielo e terra, in una congerie di significati simbolici che spaziano dalla circolarità del tempo al ciclo delle stagioni, dalla caducità della vita terrena all’eternità del cielo. 2Cfr. Le places de Pienza et du Capitole à Rome: essai de description de l’imaginaire architectural, Bruno Queysanne, 1980-81.

Piazza Pio II – Pienza

E se in alcuni giorni dell’anno vi trovaste, verso le ore 13.00, nella suddetta piazza, notereste che l’ombra della concattedrale si allinea perfettamente ai riquadri laterali del selciato, toccando tutti i rettangoli in maniera simmetrica 3Cfr. Pienza: il progetto di una visione umanistica del mondo, Jan Pieper, 2000.. Un effetto reso possibile dall’inusuale collocazione a sud dell’abside 4Le chiese solitamente avevano l’abside collocato a oriente. di questa hallenkirche 5Con il termine hallenkirche si indica una chiesa, tipica del gotico tardo, in cui le navate laterali hanno la stessa ampiezza di quella centrale. ispirata allo schema albertino che caratterizza San Francesco a Rimini. Oggi è possibile assistere al fenomeno solo 10-11 giorni dopo l’equinozio di primavera e 10-11 giorni prima di quello autunnale; ma è significativo che l’inaugurazione sia avvenuta il 29 agosto 1462, data del calendario giuliano che, in quello gregoriano ancora oggi in vigore, corrisponde all’equinozio d’autunno.

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Che però il progetto iniziale della cattedrale fosse stato sviluppato sul calendario elaborato da Cusano – poi mai adottato – lo dimostra il rialzamento, visibile al di sopra dei capitelli della concattedrale, che rende l’edificio più alto di 240 cm: affinché quest’enorme meridiana potesse funzionare e aderire al calendario in vigore, fu necessario modificare il progetto in corso d’opera.

Pienza

Anche i due palazzi ai lati di Piazza Pio II concorrono alla scenografia generale: a destra della concattedrale si erge Palazzo Borgia, donato da Pio II al cardinale Rodrigo Borgia – il futuro Papa Alessandro VI – che oggi, unitamente a quella che fu la residenza del cardinale Jean Jouffroy di Arras, è sede del Museo Diocesano; a sinistra vi è invece Palazzo Piccolomini, frutto anch’esso del genio del Rossellino – a cui, peraltro, è dedicato il corso che taglia in due il centro storico, eletto Patrimonio UNESCO nel 1996 – con i sontuosi appartamenti papali e i giardini pensili, scelti da molti registi per girare alcune scene famose 6Nei giardini sono state girate alcune scelte di Romeo e Giulietta di Zeffirelli (1968), mentre nel palazzo alcune de L’Arcidiavolo (1966) e de Le piacevoli notti (1966) di Vittorio Gassman, nonché della serie tv I Medici (2016). Nel centro storico, invece, ne sono state girate alcune de Il paziente inglese di Anthony Minghella (1996).. Entrambi gli edifici si ispirano al fiorentino Palazzo Rucellai concepito, anch’esso, dal maestro indiscusso Leon Battista Alberti.

Pienza 1462

Quando il cardinale Piccolomini é eletto papa con il nome di Pio II, cambia il destino di un uomo, insieme a quello del suo borgo natale. La minuscola Corsignano, dopo lungo torpore, si ritrova d’improvviso al centro di un’attenzione mai conosciuta prima. In onore dell’illustre concittadino trasforma il suo nome in Pienza, e ridisegna il proprio tessuto urbano per assumere il ruolo di città modello, ambasciatrice di una nuova sensibilità culturale.

Collezione Heritage Traccia – Pienza 1462

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Qui si scrive con lettere di pietra il manifesto di una vision destinata a fare epoca. A Pienza l’Umanesimo completa infatti la propria fioritura e germoglia il Rinascimento. Protagonisti sono la libertà di volo delle utopie progettuali e la proiezione al futuro. L’architetto Rossellino, seguendo le orme del maestro Leon Battista Alberti, disegna una piazza dall’inconsueta forma trapezia, carica di significati simbolici. I lavori si concludono nel 1462 con la delibera di nascita della città di Pienza, a firma di Pio II.

E, proprio in base ai dettami di quest’ultimo, la città ideale doveva sì presentare lunghi viali terminanti in piazze, ma poteva anche lasciare che le vie secondarie restassero più tortuose, vero retaggio dei medievali borghi su cui le città ideali si innestavano. Così, abbandonando il corso cittadino, lo scenario cambia e si apre un dedalo di vicoli su cui si affacciano vetrine che ammaliano con l’illusione ottica di innumerevoli forme di formaggio impilate.

Piazza Pio II – Pienza

Ecco allora l’altra anima di Pienza, quella che dagli anni Sessanta del secolo scorso si è alimentata dei sardi emigrati in Val d’Orcia e della loro esperienza nella pastorizia, mescolata con il pregresso patrimonio di terra di transumanza verso la Maremma. È nato così il cacio pecorino, un tempo caratterizzato dal caglio di presura 7La presura consiste in stami di cardo selvatico fatti macerare in aceto e sale o fatti seccare e poi messi in infusione in acqua tiepida., oggi dalle innumerevoli tipologie di stagionatura: in cantine fresche e umide, su tavole di abete del Monte Amiata; sotto la cenere, con le ruote unte con olio, morchia e, appunto, cenere di legno; oppure in forme unte con la morchia, avvolte in foglie di noce e conservate dentro ai caratteristici orci, gli ziri.

È forse questo, per taluni, il sogno di bellezza cui fa riferimento Pascoli; per Pio II il sogno si realizzò, rendendo Pienza una delle poche città ideali davvero realizzate. Ma forse, per talaltri, il sogno è quello di vedere, dopo quasi sei secoli, una città che ancora brilla nella luce dorata della Val d’Orcia, mai più sfiorata dall’ombra dei briganti e dei ladri che vi imperversavano, ma solo da quella di una cattedrale dal siderale occhio di Gigante.

A cura di About Umbria


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