ImmaginAria - Bosco di Piegaro

Dal harmonia suave il canto

Che per l’audito passa dentro al cuore

Di gran dolcezza nasce un vivo ardore

Da cui il danzar poi vien che piace tanto.

Guilielmi Hebraei Pisauriensis De pratica seu arte tripudii vulgare opusculum incipit

Che cos’è in fondo la danza se non l’allegoria terrena del movimento dell’universo, del motore immobile che delega magnanimo il suo moto “perpetuo” ad esili figure in punta di piedi?

Il cadenzato pulsare del cosmo, dell’infinito che si dilata e si contrae, scandendo così una propria dimensione del tempo.

ImmaginAria – Bosco di Piegaro

Corpi leggeri, scolpiti nel marmo, fluttuano disegnando movimenti e geometrie che sono essenza stessa dell’energia vitale. Danzano i pianeti tracciando le loro orbite, si curvano le onde, oscilla ritmicamente il pendolo che sillaba il tempo di un’altra galassia abitata da scintille di luce.

La danza è pura armonia, passando dalla potenza all’atto in un singolare gesto euritmico, in sintonia con la “divinità” che crea e mantiene l’armonia cosmica. Se cessa la danza vi sarà l’entropia, e quindi la morte dell’universo?

Si potrebbe assomigliare il moto delle stelle a una danza. Una volta che essa abbia una sosta, solo l’intero movimento, eseguito dal principio alla fine, riuscirà perfetto in ogni momento. Ma se è in ogni momento perfetto, non ha, allora, bisogno di tempo in cui debba essere compiuto e neppure di spazio. E se così è, di conseguenza, non può nutrire aspirazioni, ne è vincolato a misure di tempo e spazio, ne, infine, avrà memoria di queste cose.”

Plotino

Una misteriosa geometria sacra da cui scaturiscono “forme prime” di antichissime manifestazioni della vita: frutti generati dalla “Grande Madre” intesa come forza creatrice che plasma il Kosmos lasciando dietro di sé una luminescente scia di bellezza, armonia, genio e naturalezza

Il primo concetto greco di kosmos come disegno armonico unitario risale alla scuola pitagorica; l’universo ci appare come un insieme organico, le cui singole parti costituenti esistono in quanto componenti del loro insieme.

Il principio originale arché che regge il mondo è il numero arithmòs; ogni cosa è  commensurabile a un termine numerico e tutti gli elementi dell’universo, per i Pitagorici, sono collegati l’uno all’altro in una proporzione numerica definita per l’appunto harmonia.

Anche l’equilibrio e l’ordine nei movimenti coreografici sono collegati all’armonia celeste e obbediscono, nella loro struttura ritmica, agli stessi principi numerici così come il concetto platonico del cosmo è modellato secondo il concetto pitagorico di una matematica armonia dell’universo.

E l’armonia, dotata di movimenti affini ai circoli della nostra anima, a chi con intelligenza si serve delle Muse non sembra utile, come si crede ora, a procurare un piacere irragionevole: ma essa è stata data dalle Muse per ordinare e rendere consono con se stesso il circolo della nostra anima che fosse diventato discorde. E il ritmo è stato donato da quelle per questo stesso motivo, vale a dire per ovviare a quella condizione che interessa la maggior parte di noi e che consiste nella mancanza di misura e di grazia. 

Timeo, 47d-e

Tale è la natura degli astri, bellissima alla vista, e che in evoluzioni e danze corali, più belle e più magnifiche di tutti i cori porta a compimento ciò di cui hanno bisogno tutti gli esseri viventi. 

Epinomide, 982e

La musica, insieme alla danza, che ha origini mistiche e divine, assurge all’alto rango delle arti liberali, agglutinando armonia e bellezza: l’arte del danzare è armonia interiore che diletta l’animo e dà piacere a chi guarda. Quale miglior descrizione potremmo desiderare per dar voce all’esperienza di “danza volante” espressa nel cuore del bosco umbro (al confine tra gli storici borghi di Piegaro e città della Pieve?).

Maestose querce si sono lasciate domare da evanescenti ballerine in vena di sfidare la forza di gravità, offrendo il rassicurante sostegno e riparo all’ombra delle loro braccia forti e nodose.

ImmaginAria – Bosco di Piegaro

Il balletto romantico accentuò il carattere etereo ed idealizzato della danza, con l’elevazione della ballerina sulla punta dei piedi, e allo stesso tempo rivalutò e rivisitò alcune danze “di carattere”, che rifiutavano tutte le convenzioni precedenti e restituivano il corpo ad una espressività più immediata e “naturale”. Da sempre, nel corso di secoli di storia, la danza ha espletato una funzione sociale, religiosa, catartica e terapeutica e questa particolare esperienza nasce anche dal recupero di quest’antica tradizione.

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Quando danza l’uomo raggiunge le note più alte, la magica formula matematica dell’armonia interiore, una frazione di tempo cristallizzato in cui il corpo asseconda la sua intima tensione, che è tensione creativa e generatrice, pizzicando le corde di cui è fatta la materia dell’universo stesso.

La corporeità dell’uomo s’iscrive in un cerchio, un gesto una prossemica che travalica il limite della fisicità per tendere all’infinito, all’anima che lo contiene, entrando a far parte del tutto che è l’armonia superiore del creato.  Quel cerchio, simbolo della ciclicità del tempo, infinito e universale (il serpente che si morde la coda) e che nel Cristianesimo incarna l’Eternità.  

La più diretta ed immediata delle manifestazioni spirituali dell’uomo, che usa solo il suo corpo “nudo” a guisa di strumento per tracciare vere e proprie figure e sculture in movimento; le mani e i piedi diventano i suoi pennelli, la tela su cui dipingere è niente di meno che lo spazio infinito con i suoi piani orizzontali, verticali ed inclinati. 

ImmaginAria – Bosco di Piegaro

Spontanea ed infantile celebrazione artistica: danzano i bambini in un eterno girotondo e i popoli tribali a più stretto contatto con la natura, capaci nella loro ingenuità di lasciarsi catturare e trasportare, quasi in trance mistica, dal ritmo della natura e dalla gestualità dei loro avi.

Come un raggio di luce che penetra il verde tessuto del bosco e lo incendia, come il calore del sole che penetra la terra rendendola fertile, così le magnetiche movenze della danza aerea, la sinuosità dei movimenti di ballerine, che giocando intrecciano le loro corde ai maestosi e secolari esseri viventi dotati di profonde e solide radici, arriva diretto al cuore sciogliendo nodi emozionali che non sapevamo di custodire.

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La danza scrive una propria grammatica corporea, un linguaggio artistico universale accessibile a tutti coloro che desiderano esplorare le proprie infinita possibilità e le passioni che da esse scaturiscono.

La poetica esperienza artistica d’ImmaginAria – che va sotto il titolo di “Le cirque de la forêt” – spazia liberamente nei ritmi e nelle melodie fino all’incontro fatale tra “genio e naturalezza“, attentamente osservata ed immortalata nell’attimo fuggente dall’occhio imperscrutabile dell’obiettivo.

Una forma di creatività consacrata  dal genio naturale che ben completa il vissuto di altre discipline artistiche con le quali la Fondazione Guglielmo Giordano si è confrontata,  dalla musica al design, dalle arti grafiche alla scultura e video installazione. La voce che ha accompagnato le ardite acrobazie è quella centenaria della foresta, bisbigliata mai urlata seppur viva e presente. 

La danza condensa in sé forme espressive che hanno accompagnato l’umanità in tutte le epoche, nutre il futuro attingendo dal presente e dal passatouna pratica in costante trasformazione che prende nuova vita insieme al vissuto emozionale di chi ne è protagonista, senza tralasciare il dialogo silenzioso con gli occhi rivolti all’insù degli spettatori ammutoliti dallo stupore.

Photo Credis Marco Giugliarelli e Giovanni Tarpani

Special Thanks scuola di danza ImmaginAria


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