allegoria buono e cattivo governo - architettura umana

L’architettura umana – raggiungerà la realizzazione solo quando ogni persona vivente diventerà un creatore, uno scultore o un architetto dell’organismo sociale …J.B.

Nell’allegoria di Ambrogio Lorenzetti “il buon governo”(a differenza del cattivo Governo) tutto e quiete, pace, armonia perfetta giustapposizione di attività, con la centralità quasi scientifica dell”’homo faber”, un cittadino attivo ante-litteram, che sembra attraversare il mondo come in una fiaba o in un affresco poetico, ma senza il pessimismo scientifico successivo che farà di quell’irripetibile arcadia, il manifesto per fare, stare nel bene e dunque nel bello.

Molto significativa è la contrapposizione sistematica tra “buon e cattivo governo”, speculari nella meravigliosa Sala della Pace del consiglio dei Nove a Siena, e sembra indicare ai governati di ieri e di oggi le conseguenze delle azioni, dell’operato di chi ha il compito di gestire la Cosa Pubblica: dunque buono e cattivo dialogano sempre, si sfidano forse verso la grandezza o la bassezza degli istinti umani sempre pronti a far emergere “l’inconscio imprevedibile” di ogni uomo.

Non sono stati solo i socratici a imporci l’indissolubile crasi (Bello=buono), ma sono accreditati per averlo teorizzato come fine ultimo di ogni società, il “ben-essere” equivale al “ben-esser-ci,” e cioè quell’essere nel posto giusto nel nostro spazio, nel nostro luogo.

La metafora politica è precisa, essenziale ma spesso è stata usata senza la giusta valutazione concettuale, non dimentichiamo che la bellezza è una delle ossessioni italiche da sempre, e qualsiasi tipo di amministrazione ha voluto declinarla seguendo una propria personalissima idea estetica, anzi ne ha fatto il baluardo per poter classificare secondo le convenienze del momento.

Vedasi alla voce “dittatura”, che nell’architettura ha sempre voluto indicare i principi estetici alla radice della loro discutibile etica.

Dunque buona architettura nasce sempre dalle condizioni congiunturali dell’attualità governativa, ma questo potrebbe significare una eccessiva semplificazione dovuta a tante altre considerazioni come ad esempio le economie, la scarsità di talenti, la politicizzazione della produzione pubblica diffusa, la difficoltà dialettica tra decisori e produttori di idee.

Nel novecento ad esempio ci sono state epoche definite e concluse, molto difformi come gli anni venti e trenta e gli anni cinquanta espressione di slanci straordinari, capaci di permeare epoche a prescindere dal rapporto tra “l’autocrate al comando” e la freschezza della ritrovata democrazia nel primo dopoguerra.

Una volontà precisa di dare al tempo la giusta considerazione estetica, lasciare segni in grado di confrontarsi con la classicità e con un’idea monumentale e monumentalistica che ha sfasciato l’embrione razionalista dell’architettura del ventennio mussoliniano, ma è servita nei tempi della ritrovata democrazia del dopoguerra.

La ricerca della bellezza permea anche i periodi più grigi e torbidi dell’umanità in qualunque tempo in qualunque latitudine, guarda alla storia, l’anticipa e la costringe a riflettere su sé stessa, costruisce trappole semantiche per spingere avanti o indietro il segno progettuale, innalza gli spiriti verso atmosfere rarefatte e sconvolgenti.

Questo in fondo è il significato eroico del “fare architettura”, del produrre sogni molto concreti che hanno nel nuovo “il principio ultimo dell’evoluzione”, della passione e della volontà dell’Homo faber”, come in Lorenzetti, ma anche per milioni di altri uomini d’arte.

Ed eccoci dunque pronti a voler raccontare una storia fatta di frammenti, di tante altre storie contrastanti, e intersecantesi, percorsi e dialettiche spesso difficili da allineare ma che formano l’affresco, l’allegoria del “buon governo e del buon progetto”, oggi come ieri, dento e fuori un Palazzo qualsiasi.

… La mia idea è di dichiarare che l’arte è l’unica possibilità di evoluzione, l’unica possibilità di cambiare la situazione nel mondo. Ma poi è necessario allargare l’idea dell’arte per includere tutta la creatività. E se lo si fa, ne consegue logicamente che ogni essere vivente è un artista – un artista nel senso che può sviluppare le proprie capacità. E quindi è necessario inizialmente che la società si preoccupi del sistema educativo, che sia garantita l’uguaglianza di opportunità per l’autorealizzazione …J.B.

Le istituzioni culturali e l’università in particolare devono sollecitare risposte di altissimo profilo nell’ambito dell’innovazione e della ricerca, anche estetica per far si che le nostre città e la Nostra Città possa rappresentare un punto fermo.

Un ambito di riferimento tra i territori che esprimono e perseguono visioni, specchio dei significati più profondi del programma politico, PGT è in fondo il documento strategico di una serie di sogni che, se realizzati posso costruire la nostra complessa contemporaneità e dare “senso” agli sviluppi futuri.

Questa ricerca antropologica di senso, rende unico il mestiere dell’architettura perché ne indica una profondità sociale e politica inscindibile dal suo farsi, dal suo divenire oggetto di stupore e di meraviglia, ed è in quel momento che il mistero della città si compie, frutto della sapienza di un uomo, ma protetta e condivisa dalla volontà di tutta una società.


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