Lina Ghotmeh

Il mistero è svelato, la curiosità si placa intorno al progetto che accoglierà il pubblico nei magnifici giardini londinesi di Kensington a partire dal 9 giugno.  ‘À table’, sotto un gigantesco ombrello in legno – ricordate quello volante di Mary Poppins? Simbolo di protezione e unione tra cielo e terra – è il progetto della 22° Serpentine gallery, curato dall’eclettica architetta libanese Lina Ghotmeh, fondatrice dell’omonimo studio multidisciplinare Lina Ghotmeh Architecture, con sede a Parigi. Figura raffinata dall’ l’approccio umanistico con una particolare attenzione alla sostenibilità, arricchisce i lavori di suggestioni che provengono dalla sua geografia personale; capace di muoversi con disinvoltura tra visionari progetti quali la Maroquinerie di Hermès in Normandia o l’esperienziale Les Grands Verres ristorante del Palais de Tokyo nella capitale francese. 

Il padiglione temporaneo, simbolo ormai di ogni estate londinese che si rispetti, è pronto da oggi a far bella mostra di sé.

Considerata tra le più prestigiose commesse di architettura del Regno Unito, il Serpentine Pavilion ospita dunque un progetto sostenibile che invita alle relazioni interpersonali e a quel senso di comunità, che si sperimenta ancora oggi nei villaggi e piccoli borghi di questo nostro pianeta.

Lina Ghotmeh 

 “À table è un invito a dimorare insieme, nello stesso spazio e attorno allo stesso tavolo – ha dichiarato la progettista –  È un incoraggiamento ad entrare in un dialogo, a riunirsi e a pensare a come potremmo ristabilire e ristabilire il nostro rapporto con la natura e la Terra.”


Riecheggia di suoni e voci del continente africano (in piena sintonia con l’ossatura dell’attuale Biennale di Architettura di Venezia) ricreando atmosfere ispirate alle capanne Toguna dei Dogon del Mali, costruite per poter accogliere l’intera comunità al suo interno. La struttura dai profili organici allude a un ritrovato senso di unione, luogo protetto dove è possibile compiere i piccoli riti del vivere quotidiano, ma anche incontrarsi e prendere decisioni condivise.
La scheletrica struttura – ridotta all’essenziale – utilizza materiali di origine biologica e a basse emissioni di carbonio. Le nervature in legno reggono il tetto sospeso dall’effetto “plissettato”, mentre le linee concave che disegnano il perimetro evocano le forme degli steli e delle chiome degli alberi adiacenti, monito alla sostenibilità e all’impronta negativa di carbonio. Il pavillion potrà inoltre essere adattato, smontato e rimontato, così da avere nuova vita oltre il limitato periodo di esposizione.

Dal 2000 la Serpentine Gallery calamita altisonanti nomi dell’architettura – o talenti ancora da scoprire – affidando loro la responsabilità di progettare l’essenza prima dell’esistenza del celebrato padiglione estivo, trasformandolo in una sorta di laboratorio internazionale di creatività a cielo aperto. 
Dopo il primo Padiglione firmato dall’indimenticabile  Zaha Hadid, il testimone è passato a personaggi di primo piano del panorama mondiale da Sou Fujimoto a Selgascano, da Bjarke Ingels Group a Smiljan Radic e Francis Kéré, fino al giovane studio sudafricano Counterspace per la Serpentine gallery 2021 e l’artista statunitense Theaster Gates nel 2022.

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Il Serpentine Pavilion 2023 è assoluto protagonista estivo, sul cui palcoscenico prenderanno vita Park Nights, una programmazione al cardiopalma di eventi multidisciplinari che esplorano musica dal vivo, poesia, danza ed incontri formativi per tutti i gusti.

La regia della selezione del padiglione è affidata a un nutrito pool di eminenti professionalità: il direttore artistico Serpentine Hans Ulrich Obrist, l’amministratore delegato Bettina Korek, il direttore della costruzione e dei progetti speciali Julie Burnell, il direttore degli affari curatoriali e delle pratiche pubbliche Yesomi Umolu e il curatore di Large Natalia Grabowska insieme ai consulenti Sir David Adjaye OM OBE e David Glover. Nel 2022, Sir Adjaye è stato nominato membro dell’Ordine al merito, scelto da Sua Maestà la Regina, in riconoscimento del servizio distinto nelle forze armate, nella scienza, nell’arte, nella letteratura o per la promozione della cultura.

Il progetto di Lina Ghotmeh prosegue sulla scia della sua personale ricerca sul tema “Archeologia del Futuro”, di un’architettura “porosa” che coinvolge i temi della memoria, dello spazio e del paesaggio. Per questo il sistema è pensato come adattabile e sostenibile, un’architettura temporanea che potrà essere smontata e trasferita, “pur conservando la memoria del suo terreno originario”.

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Questa cosmologia contemporanea, incrocia sulla propria via i temi della collettività e della ritualità, come struttura complessa, dal design all’interazione, dalla materia alla relazione. 

«À table è un invito a vivere insieme, nello stesso spazio e attorno allo stesso tavolo. È un incoraggiamento a entrare in dialogo, a riunirsi e a pensare a come potremmo ripristinare e ristabilire il nostro rapporto con la natura e la Terra» è l’inno della Ghotmeh, una donna che scava per progettare (e imparare) dalle tracce del passato, ascoltando le voci dei suoi antenati così come quelle del nostro mondo vivente.

Queste voci entrano vividamente in risonanza con le strutture future, come modi per influenzare e sfidare l’architettura di domani. Una professionista che, nel suo viaggio, ha spesso ibridato architettura, arte e design, per condurre lavori profondamente riferiti al contesto e alle sue storie.


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