Neil Leach: L'architettura nell'era dell'intelligenza artificiale

Blade Runner era ambientato nei giorni 19-21 novembre 2019, come apprendiamo nel sequel Blade Runner 1949. È una coincidenza interessante che in Covid 19 – un’altra entità potenzialmente letale, rilevabile solo tramite un test – sia stato segnalato (secondo quanto riportato) il 18 novembre 2019″ (nota dell’autore).

Siamo testimoni di una frattura storica: “È come se la Terra fosse stata invasa da una specie aliena invisibile, incredibilmente intelligente” (che implicitamente significa attribuisce all’algoritmo intenzione e coscienza). In questo senso l’intelligenza artificiale si rivela un’arma a doppio taglio: possiede un potenziale straordinario sia per il bene sia per il male. Questo volume, in cui tutte le immagini, copertina compresa, sono state generate dall’autore utilizzando MidJourney, analizza i contributi positivi dell’AI esplorandone le capacità nel progettare gli edifici del futuro; a questa visione fa da contraltare una deriva più cupa, delineata dall’autore in un secondo volume “The Death of the Architect”, che ne espone il lato oscuro e traccia i rischi tangibili in termini di disoccupazione, sorveglianza e progressiva perdita di libertà per la professione e la società.

Questo scarto interpretativo mette in luce un problema strutturale del nostro pensiero. “Un problema della filosofia – ha osservato Stephen Hawking – è che troppo spesso non riesce a tenere il passo con la tecnologia”, specialmente in un mondo contemporaneo in cui la tecnologia stessa ha capillarmente colonizzato anche il nostro orizzonte di coscienza e dove noi stessi abbiamo iniziato a relazionarci con essa persino da un punto di vista emotivo. Per superare questa impasse non dovremmo fare riferimento all’AI in modo isolato, quanto piuttosto vederla come una potenziale estensione o un potenziamento della natura umana, arrivando a considerarla non semplicemente come “intelligenza artificiale” ma come una vera e propria “intelligenza estesa”.

Oggi un numero crescente di architetti dello star system sta già integrando queste nuove metodologie basate sull’AI nelle proprie strategie di progettazione (nell’immagine, modello di masterplan Lora di ZHA). Tuttavia, questa transizione impone una revisione critica del ruolo dell’autore e della natura dell’atto creativo. Per l’autore: “L’idea che gli architetti siano dei geni creativi che “sognano” nuove forme è chiaramente assurda, poiché sarebbe semplicemente impossibile inventare forme che non esistono ancora”. Al contempo, nell’analizzare il dialogo tra uomo e macchina, occorre mantenere un grande rigore concettuale: “Dovremmo essere consapevoli del rischio di antropomorfizzare le operazioni del computer usando un linguaggio centrato sull’uomo per descriverle”. Questa distanza ontologica emerge con chiarezza in una nota scritta al momento della stesura del testo (2021): quando alla macchina viene posta la domanda “Alexa, diresti di essere creativa?”, la risposta ottenuta è un laconico “Sorry, I’m not sure”.

Neil Leach: L'architettura nell'era dell'intelligenza artificiale
In questo scenario, potremmo considerare il nuovo progettista assistito dall’AI come una figura complessa che combina la capacità di generare una gamma molto ampia di opzioni (operando come generatore) con un’indispensabile capacità critica (agendo cioè come discriminatore). Questa trasformazione solleva interrogativi radicali sulla nostra identità disciplinare: manterremo ancora le parole “design” e “designer”, oppure dovremo adottare una diversa terminologia per descrivere la nuova pratica e il nuovo professionista emergente?

Accanto alle questioni teoriche ed estetiche, emergono dinamiche di natura economica e contrattuale che minacciano la tenuta della professione. Come rileva Leach: “Sarebbe ingenuo ignorare il potenziale rischio che i clienti riducano gli onorari di un architetto quando è stata utilizzata l’AI sostenendo che il contributo del progettista risulti ridotto”. Si tratta di una visione distorta che rischia di svalutare la regia e la responsabilità etica del progetto a favore della sola velocità esecutiva.

Le applicazioni dell’AI e dei sistemi basati sull’elaborazione di dati sono diventate così pervasive (e irreversibili) nel campo dell’architettura che forse dovremmo riferirci a esse collettivamente come a un contributo di “intelligenza architettonica” (o meglio AI Tech). Si tratta di un approccio al progetto che sta rapidamente diventando dominante e che definisce l’orizzonte prossimo della disciplina: in futuro, l’architettura sarà intelligente (anche se l’AI non sarà per tutti).

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TwittaPerché usare l’AI quando abbiamo l’intelligenza umana? Da Neil Leach: L’architettura nell’era dell’intelligenza artificiale LetteraVentidue Isbn 9791256441761 via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

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TwittaL’architetto del futuro sarà potenziato. Da Neil Leach: L’architettura nell’era dell’intelligenza artificiale LetteraVentidue Isbn 9791256441761 via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

Neil Leach
L’architettura nell’era dell’intelligenza artificiale


LetteraVentidue, 2026
Isbn 9791256441761

Recensione di Danilo Premoli – Office Observer

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