Le relazioni dirette con l’autorità non erano difficili, perché l’autorità, per ben organizzata che fosse, non aveva che da difendere in nome di signori lontani e invisibili cose altrettanto invisibili e lontane, mentre K. lottava per qualcosa di molto vivo e vicino, per se stesso”. (Franz Kafka, “Il castello”, 1926)
Maurizio Carta, ordinario di urbanistica a Palermo, ha scritto con “Sette Lezioni di Rigenerazione Urbana” sicuramente il più bel libro di architettura del 2025! Il saggio, forse definitivo sul tema della rigenerazione, è ricchissimo, nelle sue oltre 600 pagine, di esempi internazionali, ed europei in particolare; un piccolo tesoro di citazioni multidisciplinari: da Mendelsohn ai Queen, da Marchesi ad Alessandro Michele, da De Chirico a Kubrick, dal vituperato modello Milano a Giancarlo De Carlo, dall’OuLiPo a Murakami.
Domanda delle domande: la rigenerazione urbana è stato un processo autopoietico di apprendimento e applicazione? Oppure è stato il frutto di un cinico esperimento di ingegneria sociale e finanziaria? “Probabilmente entrambi” risponde l’autore, che poi continua con altre domande: “Chi paga la rigenerazione urbana? Chi paga la transizione climatica? Chi si assume i costi infrastrutturali della trasformazione dei quartieri? E ancora: quale conoscenza viene utilizzata e da chi è prodotta? Chi stabilisce quale sia la domanda sociale? Chi stabilisce la coerenza delle decisioni?”.
Il concetto di rigenerazione, mutuato dalla biologia per descrivere la ricrescita di tessuti lesi, si va imponendo oggi nel dibattito urbanistico come una sfida complessa che richiede un radicale cambio di paradigma per superare la rigidità dei modelli passati. La valorizzazione delle vocazioni storiche e delle attrattività differenziate: “Garantisce la necessaria mixité come antidoto alla gentrificazione” suggerisce Maurizio Carta, opponendosi a un’urbanistica eccessivamente regolativa e arrogantemente deterministica; soprattutto nelle nuove pratiche va adottato un approccio incrementale e adattivo che agisca per fasi creative, collaborative e di sviluppo, attuate e valutate nel breve, medio e lungo termine. Zoning, standard urbanistici e parametri volumetrici, funzionali nelle fasi di espansione dei decenni passati, mostrano oggi una assoluta inadeguatezza nel gestire gli “innesti” nel corpo vivente della città.

È il momento di passare dalla “Città dei 15 minuti” al concetto di “Città della prossimità aumentata”, un organismo poroso e vegetale, regolato da criteri semplici ma rigorosi per il benessere abitativo: la visibilità di almeno 3 alberi da ogni abitazione, una copertura della chioma pari al 30% in ogni quartiere e una distanza massima di 300 metri da parchi o spazi verdi per ogni cittadino. Rifiutando ogni bellezza dogmatica o normativa, lo spazio pubblico rigenerato si arricchisce della diversità e della creatività delle connessioni, trasformando la città in un sistema aperto, adattabile e finalmente capace di ri-accogliere la natura al suo interno.
Quale soluzione, dunque, si può ipotizzare: “Reclamiamo più spazi liberi dove sostare, passeggiare, leggere, baciarsi, conversare, giocare, accudire, crescere, e che siano sicuri, curati; le piazze, i giardini, le fontane, le strade pedonali, i portici, i cortili sono beni comuni. Sedi istituzionali, teatri, musei, scuole, persino ospedali e tribunali possono essere i luoghi adatti per aprire i loro piani terra, i loggiati o i tetti. L’edificio pubblico come servizio” (nell’immagine in alto: Snøhetta, Norwegian National Opera and Ballet, Oslo).
TWITTA:
Maurizio Carta
Sette Lezioni di Rigenerazione Urbana
LetteraVentidue, 2025
Isbn 9791256440092
Recensione di Danilo Premoli – Office Observer
Leggi anche le recensioni:
• Danilo Premoli: L’ufficio possibile
• Franco Broccardi: Cultura adesso
• Costantino D’Orazio: Sfida per la bellezza. Bernini contro Borromini
• Alice Rawsthorn: Il design come attitudine
• Raul Pantaleo: Architetture del noi
Seguici sui nostri canali per restare sempre aggiornato:



