Le Satellite Stations sono architetture nate da una riflessione sul rapporto tra eternità e temporalità di Michele De Lucchi. Riflettere sul tempo ci rinvia continuamente a una serie di domande sul futuro e sulla nostra condizione umana, che in architettura determinano scelte progettuali.

Gli egizi, i greci, i romani ma anche molti architetti dell’epoca moderna hanno costruito monumenti che aspirano all’eternità. Oggi il pianeta è troppo ingombro e non possiamo sempre pretendere di costruire per l’eternità. Ma di edifici ne abbiamo bisogno ed è quindi necessario che l’architettura partecipi all’evoluzione connettendosi con la dimensione della vita che scorre. Perché non pensare che anche l’architettura possa essere fertile?

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Le Satellite Stations sono piccoli pensatoi, serre, palchi e padiglioni collaterali all’abitare che possono con il tempo ritornare humus. Sono facili da costruire in legno, materiale il cui modificarsi ci parla del rapporto ancestrale tra l’uomo e la natura. Il legno si naturalizza, non si oppone al proprio consumo, ma prende bellezza e sentimento grazie al suo trasformarsi.

satellite stations Michele De Lucchi

Le Satellite Stations attivano un rapporto sintonico con il tempo, si inseriscono nel suo fluire, mostrano le tracce dei fenomeni atmosferici, fino a diventare nutrimento per la natura stessa.

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Ne abbiamo immaginate sei, di cui tre ambienti introspettivi : la Cappella della luce, la Prospettiva della mente, il Laboratorio mistico ; e tre ambienti di relazione : il Giardino della cultura, il Salone della festa ; il Palco acustico.

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LA CAPPELLA DELLA LUCE – Mettere in luce la luce È una piccola cappella per meditare, che pone l’attenzione sulla simbologia della luce : la luce naturale è vita. Attraverso un tunnel, sempre aperto come la bocca di una caverna, si accede a una stanza buia.

È un buio volutamente disorientante, “come prima che ci fosse il mondo, come prima che esistessero gli alberi, i fiori, gli uomini, buio come il buio dell’ignoranza”. Ma in alto c’è un camino che proietta un raggio di luce, come una simbolica conoscenza, così tangibile che ti induce a toccarlo.