“Come dunque non è un buon costruttore di case colui che non usa la squadra, né alcuno degli altri strumenti di questo genere, e si attiene invece ad altri edifici, così è anche probabile che se uno impone leggi agli Stati o svolge azioni politiche guardando o imitando altre azioni o costituzioni, non sia né un buon legislatore né un bravo politico”. (Aristotele, Esortazione alla filosofia)
Articolato in due agili parti, il saggio proposto da Oligo Editore mette a fuoco la ricerca teorica, artistica e architettonica albertiana rivolta solo in una certa misura alla restaurazione della classicità, quanto al “superamento degli antichi”, accogliendo la loro eredità (a cui è comunque possibile rivolgere uno sguardo critico) e sviluppando la direzione di razionalità. L’approccio innovativo dell’Alberti sta proprio nel distaccarsi dalla statica ortodossia della concezione dell’antico per interpretare la tradizione e andare oltre: “Un percorso che fa dell’uomo di lettere e dotto umanista – precisa l’autrice Ornella Crotti, accademica virgiliana -, uno studioso che vede nell’architettura una disciplina che si colloca tra l’estetica e l’etica, dedicata al nostro costitutivo vivere, per renderla in grado di realizzare la pienezza della nostra umanità”.
E ancora: “Nell’Alberti non si instaura una separazione netta tra l’ammirazione per la bellezza naturale e la ricercata bellezza artistica perché entrambe sono sentite come forme di quell’armonia che abbraccia l’intero universo”.
Necessaria una definizione di concinnitas che se originariamente indicava l’eleganza e la grazia, il ritmo e la simmetria delle parole in un testo o in un discorso (Alberti è un grande ammiratore di Cicerone, tanto che in alcuni punti dei suoi scritti sostituisce l’architettura all’ars oratoria) ma anche l’opportuna disposizione delle note in un brano musicale, nell’architetto diventa termine di riferimento per la bellezza delle forme in un ordine armonico. È l’ingegno dell’artista che è in grado di vedere al di là del visibile, ma solo grazie all’esperienza e a un impegno ed esercizio costante di osservazione e studio della realtà naturale.

Nel capitolo più importante del saggio, dal bel titolo “Costruire Bellezza”, viene trattato il pensiero albertiano raccolto nel De re aedificatoria, che supera la triade vitruviana di firmitas, utilitas, venustas per definire le tre categoie di numerus, finitio, collocatio. Nel prologo leggiamo: “L’edificio è un corpo e, come tutti gli altri corpi, consiste di disegno e materia: il primo elemento è in questo caso opera dell’ingegno, l’altro è prodotto dalla natura; l’uno necessita di una mente raziocinante, per l’altro si pone il problema del reperimento e della scelta […] ma né l’uno né l’altro rispondono allo scopo senza l’intervento della mano esperta dell’artefice che sia in grado di dare forma alla materia secondo il disegno”. Ed è nel libro VI che troviamo una definizione di concinnitas come: “Armonia tra tutte le membra, nell’unità di cui fan parte, fondata sopra una legge precisa in modo che non si possa aggiungere o togliere o cambiare nulla se non in peggio”. Fino a concludere: “Quando un’opera pecca in eleganza, il fatto che risponda alla necessità è cosa di scarsissimo peso e che soddisfi alla comodità non appaga sufficientemente”.
LEGGI ANCHE – Villa Medici Fiesole, la Musa rinascimentale che domina Firenze
TWITTA:
Ornella Crotti, Alberto G. Cassani
Leon Battista Alberti.
La forza della bellezza e la ricerca della concinnitas
Oligo Editore, 2024
pp. 152
Isbn 9791281000612
Recensione di Danilo Premoli – Office Observer
Leggi anche le recensioni:
Henry David Thoreau: Walden. Vita nel bosco
Ben Wilson: Giungla urbana
Fabio Millevoi: Breve storia sui futuri della casa
Reinier de Graaf: Architettare, verbo. La nuova lingua del costruire
Cal Flyn: Isole dell’abbandono. Vita nel paesaggio post-umano
Seguici sui nostri canali per restare sempre aggiornato: