Dal 29 novembre 2025 all’11 gennaio 2026 il Museo Diocesano di Sarzana mostra, in prestito dalla Fondazione Guglielmo Giordano, il celebre “Bambin Gesù delle Mani” di Pinturicchio.
Originariamente parte di una decorazione più ampia negli appartamenti del pontefice Alessandro VI Borgia in Vaticano, il frammento rappresentava una scena sacra con il Bambin Gesù benedicente, sorretto dalla Vergine, e un uomo, riconosciuto dalla tradizione come lo stesso Papa, intento a toccare il piede del Bambino.
Dopo la distruzione o dispersione della decorazione originaria, nella cosiddetta “damnatio memoriae” seguita alla morte di Alessandro VI, questo frammento è sopravvissuto. Venne ritrovato in una collezione privata e acquistato dalla Fondazione Giordano, che ne cura la conservazione e la divulgazione.
Nonostante le dimensioni ridotte il “Bambin Gesù delle Mani” rivela tutta la maestria di Pinturicchio: incarnati delicati, contorni morbidi, aureola dorata resa con rilievi a pastiglia e sottili lumeggiature, un uso quasi “miniaturistico” del colore e dei dettagli. È come se l’artista, pur lavorando su muro, avesse voluto imprimere sulla superficie la cura e la precisione tipiche delle miniature — un tentativo di sublimare in piccolo un soggetto di grande dignità sacra.
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Il frammento sopravvissuto è di enorme valore: è tra le rare tracce visive rimaste della decorazione degli appartamenti Borgia in Vaticano. Nel mostrare la Vergine che sostiene il Bambino e la mano del Pontefice che accarezza il piede del bambino, l’opera racconta un complesso intreccio di religiosità, potere e devozione personale, una testimonianza di come arte, fede e propaganda si fondessero nella Roma rinascimentale. Per quasi cinque secoli l’opera rimase sconosciuta, fino al suo ritrovamento in una collezione privata. Da allora, è stata oggetto di studi, esposizioni e restauro, divenendo un’idonea incarnazione della memoria artistica perduta e ritrovata.

La mostra natalizia del Museo Diocesano di Sarzana offre un’occasione rara: ammirare da vicino questo capolavoro frammentario, curato come miniatura, e contemplarne la storia drammatica. Il prestito eccezionale dalla Fondazione Guglielmo Giordano lo rende accessibile dopo un lungo periodo nelle collezioni private.

L’allestimento intende valorizzare l’opera non come semplice “dipinto” ma come documento storico-artistico: con pannelli informativi e spiegazioni del contesto originario, si restituisce al pubblico non solo un’immagine, ma una narrazione ricca di significati.
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