Il suo ricordo è ancora vivido nella nostra memoria, l’occasione “galeotta” di conoscere Tomáš  Libertiny fu la speciale, e alquanto unica, mostra di design a Perugia dal titolo “Over design over” all’interno della Rocca Paolina, ormai qualche anno fa (curata da Marco Rainò e Andrea Margaritelli, la circolarità del titolo conteneva già in sé il seme del superamento del design di prodotto e spalancava la finestra ad un orizzonte più ampio d’idea e processo progettuale).

Un grande lavoro di talent scouting, alla base di questo evento, fece rivivere un luogo storico della città, uno sperone di roccia a difesa del presente, una fortezza che diventa scrigno per racchiudere tesori della contemporaneità in viaggio tra Materia, Tempo e Natura nel design contemporaneo.

Catalogo Mostra Over design Over – Perugia 2009

Quale sezione, se non quella Natura, poteva ospitare Tomáš con i suoi Paper Vase (annunciata la sua prossima presenza alla 17. Mostra Internazionale di Architettura intitolata How will we live togethera cura di Hashim Sarkis, organizzata da La Biennale di Venezia).

Catalogo Mostra Over Design Over – Perugia 2009

La mostra accendeva i riflettori su una nutrita selezione di oggetti – frutto di una riflessione coerente e condivisa –  una lettura critica del design contemporaneo percorrendo, in lungo e in largo, tre ambiti d’intervento: Materia, Tempo e Natura. L’attenzione viene spostata, spinta a piccoli passi, dall’oggetto al progetto, dalla cosa all’idea; l’elemento materiale ci “rammenta” la gestazione del pensiero immateriale e chi, quel pensiero, lo ha coltivato ed espresso.

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Ciascuna sezione era capitanata da un grande maestro del design italiano, vorrei ricordarli: Michele De Lucchi  penetra la Materia, Enzo Mari (recentemente scomparso) entra in sintonia con il Tempo e Andrea Branzi orchestra la Natura.

Catalogo Mostra Over Design Over – Perugia 2009

E’ qui che scoprimmo molti giovani talenti, nazionali ed internazionali, fonte di inesauribile meraviglia e stupore. Tra questi eletti, il fortunato designer – ma anche pittore e sculture (uomo d’ingegno d’altri tempi) – Tomáš  Libertiny con sede a Rotterdam, anche se le sue origini sono slovacche. Portatore di un pensiero polimorfo ed organico, capace d’indagare la natura con sguardo disincantato, calamitando a sé creature inaspettate, attive protagoniste delle sue opere. Convinto sostenitore che il design possa migliorare la nostra vita, l’autore ha sperimentato nel tempo nuove idee utilizzando elementi naturali e procedure artigianali in sinergia con tecnologie innovative.

Mostra di Design “Over design over” – Perugia 2009

Questa meraviglia è stata plasmata da ben 60.000 api e dalla pazienza del tempo (quasi due anni di lavoro per portare a compimento l’incredibile busto di Nefertite) inutile sottolinearne l’unicità ed irripetibilità che la contraddistingue a partire dalla materia prima: la cera d’api.

Ma non tutto è materia e da sola non si spiegherebbe lo stupore che ci avvince guardando, incantati, questa forma viva e vivente innescata dal “processo di creazione” vero e proprio. Ma come avviene nella prassi questa magia?

Le attrici performer sono le api stesse che, nella loro fervida attività di “costruttrici” di alveari applicati su strutture 3D, mettono in moto l’azione, che donerà secondo un principio “inverso”, materia alla forma – rendendo possibile il passaggio dalla potenza all’atto – fino al raggiungimento dell’opera compiuta.

Testa di Nefertiti – Tomáš  Libertiny

Un processo guidato da un’intelligenza invisibile, ma ben presente, che può protrarsi per mesi o addirittura anni, in base alle dimensioni del modello intorno al quale opereranno queste intraprendenti creature, capaci di lavorare in team per il bene dell’intera comunità.

Testa di Nefertiti – Tomáš Libertiny

Un sistema, che potremmo definire “architettonico” per la sua complessità e stratificazione, permette di realizzare un numero limitato di pezzi; una vera e proprio limited edition nel senso più autentico di questa definizione.

Ad oggi Libertiny si è lasciato ispirare principalmente da miti e oggetti del passato, un profondo senso della storia rivisitata in direzione contemporanea, organica come il “busto” della famosa regina d’Egitto, Nefertiti.

Testa di Nefertiti – Tomáš Libertiny

Il modello guarda ai ritratti conservati presso lo Staatliche Museo di Berlino – racconta l’artista –  ed è stato esposto al Kunsthal Museum di Rotterdam in due diversi momenti della sua “vita”: prima come work in progress, rendendo visibili ai visitatori le bees at work (api al lavoro) ed in seguito, a lavoro ultimato, la scultura è tornata nella sua urna di cristallo trasparente per essere ammirata nella sua versione finale.  

Il progetto, capace di tramutarsi in una forma matura di omaggio artistico dal forte valore simbolico, incarna il sentimento ancestrale che lega l’artista a madre Natura.  

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Un grido silenzioso in difesa del suo delicato e compromesso eco-sistema di cui fanno le spese queste laboriose ed intelligenti creature, protagoniste dell’importante opera d’impollinazione, generatrice di quel ciclo vitale che nasce dal movimento.  Proprio come nella filosofia greca torniamo ad ammirare quell’immagine del mondo disegnato come ente animato, assimilabile all’uomo, a suo volta composto di anima e corpo.

Interessante aspetto, già notato nell’opera di Paper Vase, è la leggerezza dei materiali utilizzati, materie che sfiorano il regno dell’ineffabile da un lato e testimoniano tenacia e persistenza dall’altro, in virtù di qualche misteriosa alchimia.  

Tomáš  Libertiny Studio

Affascinante la dicotomia tra la perfezione degli archetipi e quella nota d’imperfezione propria della natura, imperfezione che non è errore ma straordinarietà di fronte all’umana conoscenza. Come recitava Michel De Montaigne “nella Natura convive la molteplicità di forme infinite, che si muovono in un cosmo ordinato da leggi armoniche ignote all’uomo stesso, ma ben presenti alla causa prima creatrice”.

Il loro essere forme della natura, conferisce a tutte le creature pari dignità, compresi “monstra e mirabilia”. Ad uno sguardo più ravvicinato la “radice della natura”, che include anche l’umano, è dunque la diversité e non la ressemblance.

Fonte: Over Design Over

Tomáš Libertiny


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