Le città di pianura film recensione tomba brion

Il film Le città di pianura di Francesco Sossai ha superato la soglia dei 100 mila spettatori in Italia, un traguardo importante per un’opera indipendente che intreccia poesia visiva, introspezione e paesaggio. Presentato a Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, il film conferma il crescente interesse per un cinema capace di guardare al territorio come protagonista, non solo come sfondo.

Girato tra le campagne e i piccoli centri del Veneto, Le città di pianura racconta un viaggio umano e generazionale. Ma è anche un viaggio attraverso lo spazio, l’architettura e la memoria, con un momento chiave ambientato in uno dei luoghi più iconici del Novecento: la Tomba Brion di Carlo Scarpa.

La Tomba Brion di Carlo Scarpa: un capolavoro tra architettura e spiritualità

Situata a San Vito d’Altivole (Treviso), la Tomba Brion — o Memoriale Brion — fu commissionata alla fine degli anni Sessanta dalla famiglia Brion, fondatrice della Brionvega. Carlo Scarpa vi lavorò fino al 1978, creando un complesso funerario che è allo stesso tempo opera d’arte, giardino e meditazione architettonica.

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Con il suo equilibrio tra cemento, acqua, geometria e silenzio, la Tomba Brion esprime la visione più matura di Scarpa: un’architettura capace di fondere Oriente e Occidente, spiritualità e materia, tempo e forma. Nel film di Sossai, questo luogo assume un significato profondo: diventa soglia, pausa, rivelazione. L’architettura non è scenografia, ma corpo narrativo che riflette il tema del passaggio e della ricerca interiore.

Dal cinema d’autore a Hollywood: la Tomba Brion anche set di Dune

L’aura sospesa e mistica della Tomba Brion non è sfuggita neppure a Denis Villeneuve, che ha scelto il complesso di Scarpa come set per Dune – Parte 2. Lì dove Sossai cerca l’intimità e la memoria, Villeneuve trova il senso dell’altrove e della potenza visiva. Due linguaggi diversi, un solo luogo: un’architettura che parla al cinema in tutte le sue forme.

tomba brion dune 2

Questa doppia presenza sul grande schermo dimostra come la Tomba Brion sia diventata un cult-set internazionale, capace di attraversare culture e generi, e di mostrare la forza dell’architettura veneta contemporanea nel panorama mondiale.

Architettura come narrazione: un ponte tra paesaggio e cinema

Le città di pianura non racconta solo una storia di uomini, ma di luoghi. Nel suo viaggio tra bar di provincia, campi e silenzi, la pianura veneta diventa specchio di un’identità fragile e concreta. L’uso della Tomba Brion come spazio filmico eleva questa narrazione, trasformando il paesaggio in esperienza estetica.

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In un tempo in cui il cinema torna a interrogare i luoghi e la memoria, il film di Sossai ci ricorda che l’architettura è narrazione. E che un’opera come quella di Carlo Scarpa può ancora dialogare con lo sguardo contemporaneo, unendo arte, spiritualità e territorio in un’unica visione senza tempo.


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