The Brutalist Filim Recensione Di Cosa Parla

The Brutalist è uno dei film più attesi dell’anno, già vincitore per l’oscar come migliore attore per Adrien Brody e miglior attore protagonista ai BAFTA, non solo per la sua trama avvincente, ma anche per cast e la regia di Brady Corbet che ha permesso alla pellicola di fare incetta di nomination in questa nuova stagione degli Oscar tra cui: Miglior FilmMiglior RegiaMiglior Attore ProtagonistaMiglior Sceneggiatura OriginaleMiglior FotografiaMiglior MontaggioMiglior Produzione e Miglior Colonna Sonora Originale. The Brutalist ha già vinto il Leone d’Argento per la regia a Venezia 81 ed è in uscita nelle sale italiane il prossimo 6 febbraio. Ai BAFTA di Londra The Brutalist ha vinto 4 premi:

  • Miglior regia  per Brady Corbet
  • Miglior attore protagonista per Adrien Brody
  • Miglior colonna sonora – Daniel Blumberg per The Brutalist
  • Miglior fotografia per il direttore della fotografia Lol Crawley, alla sua terza collaborazione con Corbet

Gli oscar vinti da The brutalist sono 3: miglior attore protagonista Adrien Brody, miglior fotografia (Lol Crawley), miglior colonna sonora (Daniel Blumberg).

The brutalist: trama completa e cast

La trama completa del film The Brutalist si basa sulla storia dell’architetto László Tóth, ambientata nel dopoguerra. László, ebreo e allievo visionario del Bauhaus, cerca di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra trasferendosi negli Stati Uniti, mentre sua moglie e nipote restano a Budapest.

Negli USA, si ricongiunge al cugino Attila in Pennsylvania, ma i loro contrasti lo lasciano senza mezzi. Senza contatti o prospettive, László accetta lavori umili, patisce la fame e cade vittima delle droghe. Quando tutto sembra perduto, un imprenditore, Harrison Lee Van Beuren (forse associato alla figura di Ludwig Mies van der Rohe?), lo ingaggia per progettare un monumento, offrendogli l’opportunità della vita. Questo evento trasformerà il suo destino per i successivi trent’anni. La scelta del brutalismo non è casuale: questa corrente architettonica utilizza materiali grezzi in forme imponenti, creando edifici pensati per unire le persone e favorire una comunità.

L’architettura brutalista è intesa qui come rinascita dopo la guerra. Ma László non è solo un esecutore di questo stile: sogna di usare il marmo di Carrara e persino la luce solare per imprimere speranza su quelle superfici. Tuttavia, i committenti ricchi del nuovo mondo sono volubili, soprattutto con chi, pur celebre in Europa, parla un inglese incerto e non appartiene all’élite bianca e protestante. Ed è di fronte a questa sfida che si muove tutta la vicenda del protagonista.

The Brutalist Recensioni Opinioni Film

Il cast di “The Brutalist” che in italiano verrebbe tradotto come Il Brutalista, vede l’attore Adrien Brody nell’interpretazione del protagonista e al suo fianco Felicity Jones nel ruolo della moglie del protagonista, che aggiunge profondità emotiva alla narrazione. Altri membri del cast includono Guy Pearce, che offre un’interpretazione magnetica in un ruolo di supporto, e Joe Alwyn, che contribuisce con una performance sfumata e convincente

Piccola curiosità: originariamente, i ruoli erano stati affidati a Joel Edgerton (László), Marion Cotillard (Erzsébet), Mark Rylance (Harrison) e Sebastian Stan (Harry). Tra i ruoli minori, Vanessa Kirby  interpretava Audrey, la moglie di Attila, mentre Cassidy, Martin, de Bankolé e Nivola hanno invece mantenuto i rispettivi ruoli sin da principio.

Ad oggi il film ha già incassato I incassato 9333947 $ in Nord America e 2379000 $ nel resto del mondo per un totale di 11712947 $.

A quale architetto si ispira il protagonista di The Brutalist?

Numerosi indizi lasciano intendere che forse il protagonista László sia ispirato alla figura di Marcel Breuer, designer e architetto a cui abbiamo dedicato un ampio articolo su queste colonne. Breuer ha numerosi punti in comune col la figura centrale dell film: ha studiato al Bauhaus, è ungherese, è brutalista e realizza anche lui sedie e mobili in tubolari d’acciaio ed nel 1937 si trasferisce negli USA dove realizzerà il celebre Armstrong Rubber Building, capolavoro brutalista di New Haven, progettato nel 1967.

A confermare questa ipotesi è lo stesso regista che ha affermato come Il personaggio è frutto dell’immaginazione e ispirato a molte persone reali come gli architetti Marcel Breuer, Louis Kahn, Paul Rudolph”.

La formazione del protagonisa è strettamente legata a un movimento, quello del Bauhaus che nacque grazie alla celebre scuolafondata nel 1919 a Weimar da Walter Gropius con l’obiettivo di fondere arte, artigianato e tecnologia in un design funzionale e moderno.

Tra i suoi allievi più celebri vi furono lo stesso Marcel Breuer già citato e noto per le sue rivoluzionarie sedie in tubolare d’acciaio, e Ludwig Mies van der Rohe, che divenne una figura chiave dell’architettura modernista. Josef Albers sperimentò con l’arte astratta e l’educazione artistica, mentre Anni Albers innovò il design tessile. Paul Klee e Wassily Kandinsky, sebbene docenti, influenzarono profondamente gli studenti con il loro approccio teorico e pittorico. László Moholy-Nagy portò avanti la ricerca sulla fotografia e il design industriale con Lucia Moholy e la allieva Otti Berger. Chiusa nel 1933 dai nazisti, la Bauhaus lasciò un’eredità duratura, influenzando il modernismo a livello globale.

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The Brutalist: le recensioni e opinioni sul film, i pro e contro

Uno dei punti di forza di The Brutalist è senza dubbio la regia di Brady Corbet, che unisce l’eleganza viscontiana alla profondità narrativa di Paul Thomas Anderson, creando un equilibrio tra stile e sostanza. A questo si aggiunge l’interpretazione da Oscar di Adrien Brody, che regala al suo personaggio una profondità emotiva straordinaria, e la magistrale performance di Guy Pearce, capace di aggiungere ulteriori sfumature alla trama.

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La sceneggiatura di Mona Fastvold viene vista con favore dalla critica cosi come la fotografia di Lol Crawley che ponte l’accento sul carattere architettonico del film.

Al momento la critica ha accolto favorevolmente il film; sull’aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes il film ha un buon 93% sul 100%, mentre Metacritic un voto di 91 su 100. Su Imdb l’accoglienza del pubblico è di 8.1 su 10.

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Tra i conto vi sono diverse recensioni in rete che evidenziano come The brutalist sia molto banalmente la durata del film (oltre le 3 ore) che potrebbe scoraggiare il grande pubblico, critica che il regista liquidò durante un primo dibattito cosi: “Penso sia molto sciocco insistere a parlare di durata. È come criticare un libro perché è di 700 pagine anziché 100“, chiosando poi con un “storia c’è da raccontare“.

Tra i detrattori anche l’enorme polemica suscitata dall’uso dell’intelligenza artificiale per ricreare alcuni disegni ed edifici, nonché per migliorare la pronuncia ungherese dei due protagonisti.

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Ma The brutalist merita l’Oscar? Come una corrente carsica lungo tutto il film scorre latente il dibattito sulla xenofobia, tema centrale negli stati unitivi vista anche l’ascesa e ritorno di Donal Trump nei prossimi quattro anni di mandato. Un racconto che molti immigrati hanno vissuto senza le stesse opportunità di László.

Gli Stati Uniti vengono tratteggiati come un paese che nell’opera si finge accogliente, ma in realtà sfrutta senza concedere appartenenza. Per questo motivo e anche per l’attenzione rivolta all’architettura (pochi sono i film di questa caratura che ne pongono l’accento in maniere così marcata), la pellicola merita riconoscimenti agli Oscar, nonostante l’uso della intelligenza artificiale.

Dove è stato girato in Italia The brutalist?

Mentre gran parte del film è stata girata in Ungheria, alcune scene sono state girate in Italia nelle cave di marmo di Carrara, in Toscana. Ma le riprese non si sono limitate all’area delle cave, ma anche al centro storico di Carrara. Alcune riprese sono avvenute all’interno in un locale storico, l’antica drogheria Riacci, che per il film è stato rivisitato in modo impeccabile per le riprese.

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Cave di marmo di Carrara

Si tratta di una bottega storica del 1888 con mobili liberty e bancone in marmo. A fondarla uno svizzero, Johan Riach, che poi italianizzò il suo nome in Giovanni Reacci e da qui il nome della bottega. La drogheria è aperta al pubblico e qiundi visitabile.

Cosa si intende per architettura Brutalista?

Ma cosa è l’architettura Brutalista? Escluse le vicende personali del protagonista, il nome stesso del film nonché le ambientazioni raccontano il brutalismo, un movimento architettonico che emerse negli anni ’50 e ’60 dominato da nomi figure celebri dell’architettura come Le Corbusier e il suo uso del béton brut (cemento grezzo).

Tra gli altri nomi i primi che in Inghilterra i primi che adottarono questo stile furono Peter Smithson, James Stirling e Alison. in Giappone Kenzō Tange e il Gruppo Metabolism, negli USA Paul Rudolph e tra gli altri ancora Bertrand Goldber, Clorindo Testa, Vittoriano Viganò, Reyner Banham.

Habitat 67 Architettura Brutalista
Habitat 67

Gli edifici brutalisti sono noti per le loro forme geometriche, la mancanza di ornamenti e un’imponente presenza fisica. Nonostante sia spesso divisivo (amato da alcuni, odiato da altri), il brutalismo ha lasciato un segno indelebile nel panorama urbano mondiale, con esempi iconici come il Barbican Centre di Londra e l’Habitat 67 di Montreal.


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