“La giuria dei premi in/architettura 2020 ha assegnato il primo premio per intervento di nuova costruzione al Memoriale della Shoah di Milano.

Committente: Fondazione Memoriale della Shoah
Progettisti: Morpurgo de Curtis Architetti Associati
Impresa: Sacaim e Percassi

Il Memoriale della Shoah di Milano, situato nell’area di manovra della Stazione Centrale di Milano, dove dal dicembre 1943 al gennaio 1945 furono deportati ebrei e detenuti politici verso i campi di sterminio e concentramento, è un progetto esemplare, unico nel suo genere in Europa.

Gli autori, Guido Morpurgo e Annalisa de Curtis, hanno trasformato, nel rispetto severo del luogo, la storia drammatica di un’architettura che era destinata in origine al lavoro di scarico e carico delle merci, in uno spazio dove i nuovi volumi, i percorsi e la documentazione parlano il linguaggio della contemporaneità, senza entrare in conflitto, compositivo e narrativo, con un luogo della Memoria.

Luogo che non deve essere dimenticato, a testimonianza che la storia è sempre contemporanea, e proprio per questo non bisogna museificarla né tradirla. L’architettura è certamente protagonista, senza mettere in moto inutili presenze espressive; il suo ruolo, in questo caso, è maieutico, come deve essere quando dialoga con contesti sedimentati e storicizzati. L’architetto De Curtis racconta – durante la cerimonia di premiazione – che “questo luogo è attraversato da molte storie, in cui ogni parola e immagine entrano in crisi”.

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Il video cortometraggio che racconta il Memoriale – con la direzione artistica degli stessi autori – accompagna il visitatore alla scoperta dell’anima profonda del progetto, attraverso la poetica descrizione che fedelmente riportiamo di seguito:

“Il Memoriale della Shoah – quale architettura documento – promuove una diversa forma di conoscenza basata sull’interrogazione critica del sito per ridare significato a questo reperto attraverso la connessione tra pensiero ed esperienza nella coincidenza di forma e struttura. Il sistema d’ingresso formato dal muro dell’indifferenza e dalla rampa, raggiungendo il piano di carico, si affaccia sul patio che accoglie il volume della biblioteca, misurando il vuoto come sottrazione.

L’osservatoria che traguarda l’area di manovra dei vagoni, le stanza dedicate ai sopravvissuti, il luogo di riflessione; tutte macchine spaziali che pur commisurandosi con il ritmo delle strutture della stazione , se ne distanziano. Nessuna contaminazione con il sito è possibile.

Il dialogo con l’esistente avviene mediante una sorta di suo scavo archeologico per rivelare la coincidenza tra tempo, materia, memoria, impresse sulle superfici della stazione riportate a nudo. Il Memoriale fatto di figure spaziali primarie innestate nelle campate originali riconsegna centralità ai temi della trasmissione, rielaborazione, polarizzazione della memoria nell’incessante movimento tra incommensurabilità dell’accaduto e dimensione dell’esperienza soggettiva. Ogni parte prova a raccontare il tutto, il dettaglio si sottrae alla standardizzazione e accoglie le memorie parlanti di questo luogo. E lo stesso movimento determinato dal passaggio dei treni, quale giunto per una progettata mobilità – non solo nel flessibile spazio delle mostre temporanee – è capace di trasmettere la sua stessa necessaria e inconsueta mobilità.

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Un porgere differente si fa carico di raccontare la complessità di questa stazione nascosta. La memoria è il senso di quel tempo che tiene insieme tutti, che qui si presentificano anche attraverso il movimento e, quindi, il suono generato dai treni che scorrono nella quotidianità della stazione; anch’esso materiale di progetto aumenta la percezione e il sentire. Così, il silenzio del vuoto diventa elemento strutturale del progetto, del luogo di riflessione (… ), qui l‘enormità dell’evento coincidente con quella dello spazio che lo ha reso possibile incontra altro che lo costringe a seguire un’altra direzione.

Una memoria attiva e condivisa si apre alla continua rielaborazione da parte di chi entra nel Memoriale – e attraversa quel laboratorio della contemporaneità – che qui nasce prima togliendo ciò che il tempo ha occultato, poi introducendo una visione che possa orientare uno sguardo sul presente, perché i luoghi della memoria non sono legati al passato, ma alla nostra presenza che cambia a seconda di ciò che contattiamo“.

Fonti testuali Istituto Nazionale di Architettura.


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