Stefano Mancuso Podcast Di Sana Pianta

(Diario ragionato di una tre giorni che ha modificato la percezione della Cultura del Progetto, tra musica scienza, tecnica, giornalismo, critica, green design, tra città immaginate e utopie concrete, in tredici parti).

“Gli uomini sono soliti formare idee universali tanto delle cose naturali, quanto di quelle artificiali, idee che considerano come modelli, ai quali credono che la natura (che stimano non faccia nulla senza un fine) guardi e si proponga anch’essa come modello. Quando, dunque, vedono che accade qualcosa in natura che non concorda con il modello che hanno concepito di tale cosa credono allora che la natura abbia fallito o peccato e abbia lasciato quella cosa imperfetta.”

(Baruch Spinoza)

L’ALBA (1. CONTINUA)

In principio fu l’alba, proprio così, un inizio, la volontà di un giorno nuovo che ha l’ardire di essere diverso da tutti gli altri, perché assume la consapevolezza si essere prossimo ad una svolta sociale, concettuale, etica ed estetica.

La kermesse di Perugia oggi ci appare più nitida per il programma ideato dall’Istituto Nazionale di Architettura e dall’Associazione per il Design Industriale (in forma partecipata e aperta a tanti collaboratori) perché dopo pochi mesi se ne individua la traccia, quel solco dove il seme delle nuove prassi progettuali comincia ad attecchire e si prepara per sviluppare gli appuntamenti futuri.

Credo che mai un dibattito sia potuto diventare come in questo caso il viatico condiviso (oltre seimila tra creativi, professionisti, scienziati, o semplicemente curiosi intelligenti), la parola polimorfa è a tutti gli effetti una volontà progettante, un percorso indicato, una luce oltre le tenebre dei nostri troppi e continui errori nel rapportarci al pianeta, e nella delicata volontà di cambiarlo, non per le nostre ma per le Sue esigenze di sopravvivenza.

E che c’entra l’architettura con tutto questo?

C’entra eccome, anzi è responsabile del più grande e inconsapevole disastro degli ultimi secoli, non solo col  forsennato e inutile consumo di suolo, ma anche per l’indifferenza nello scegliere i materiali più inquinanti, corrosivi e devastanti per l’ambiente.

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La coscienza ambientale si fa largo, ora che ci troviamo sull’orlo del baratro, dove le soluzioni non possono che essere emergenziali, dopo decenni di appelli, di moniti, di preghiere per invertire la naturale tendenza dell’uomo all’autodistruzione.

Nella chiesa di San Francesco (e nei cento collegamenti) si è manifestata una perfetta simbiosi tra figure diverse, concettualmente lontane tra loro ma significativamente vicine nello spirito francescano, appunto, per la salvaguardia del Bene comune, della Tecnica Gentile, di un nuovo e profondo umanesimo tecnologico, metafora della crasi tra estetica ed etica contemporanee.

Non ci prenderanno alla sprovvista queste sollecitazioni, questi suggerimenti che dovranno diventare prassi, tracciati virtuosi, intelligenze che producono soluzioni, spiriti improvvidi che definiscono il nostro agire futuro, di professionisti e di uomini, capaci di ammettere errori ma soprattutto di trovare soluzioni.

Il processo metodologico si è attivato e ora attende gli sviluppi da quanti si sono fatti parte attiva, suggeritori sereni di un progetto epocale, dare alla cultura del progetto una capacità di cambiare lo scenario che da sempre ha modificato culturalmente, ma questa volta la creatività si identifica con l’ambiente, cambia se stessa per migliorare il teatro ambientale che dovrà contenerlo.

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Una dialettica contemporanea innovativa, quasi politica nel senso più nobile, un’azione congiunta per le più imponenti sensibilità del nostro tempo, unite in uno sforzo vitale per salvare oltre alla nostra esistenza, quello che rimane della nostra capacità di produrre modelli evolutivi: questa è la vera essenza della progettazione urbana e architettonica.

Questo è il mondo che abbiamo ascoltato, visto e condiviso nelle tre giornate di Perugia, e questo è quello che volevamo ascoltare, vedere e condividere con i tanti che si sono uniti a questo metaforico e gigantesco tavolo dell’ambiente, senza gerarchie e senza classifiche, insieme per salvarci, insieme.

Il green table unisce, il tavolo costruisce un dialogo, il tavolo non ha gerarchie, è il luogo dove di confrontano liberamente pensieri anche discordanti, e dove si cercano le soluzioni, quel semplice oggetto rotondo crea una convivialità intellettuale e umana, così potentemente comune, così perfettamente intima, è il luogo migliore dove far scaturire le idee, anche quelle che non pensavamo di poter regalare agli altri.

Botanica – Stefano Mancuso – Deproducers

E’ all’alba che tutto si allontana dalle tenebre e corre verso un giorno nuovo, chiaro, pulito, denso di speranze e di musica, e tutti quelli che ci sono stati, in quell’esatto momento, sanno che hanno un compito nobile da condividere, hanno visto quella luce diversa che dalla parola conduce all’azione, dal sogno e dal sonno, al disegno di una limpida realtà concreta.

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.

(Francesco d’Assisi)


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