Maurizio De Caro

Con la prefazione di Andrea Margaritelli

Cosa rappresenta ONE in un modo digitale affollato di magazine online, blog e testate culturali a portata di click? Quale la sua vita presente e il suo divenire temporale? L’obiettivo di creare un’opera del logos autonoma sì, ancorché aperta ad una lettura e fruizione meta-fisica, è lo spirito che impregna questi primi 60+ 1 editoriali di ardita volontà dell’architetto Maurizio De Caro.

Non c’è contraddizione tra forma e funzione, la possibile soluzione a questo annoso antagonismo sarà quella di far confluire l’attività architettonica in quella scandita dalla passione per la scrittura, musica, arte ed insegnamento. Come tributo al Bauhaus, scuola e movimento di rottura ed innovazione, riportato in auge da una “chiamata” dell’Unione Europea, sulla quale l’architetto proietta un cono di luce ad illuminare la strada del ritorno (un viaggio iniziato tra le pagine del libro dedicato alla ” Signora Bauhaus”).  Celebrando il suo centenario, ne ricorda alcune figure che dagli archivi della storia rivivono in molte sue pagine.

Il punto in comune tra il pensiero del nostro autore e quello del leggendario fondatore Walter Gropius, potrebbe celarsi nelle pieghe del concetto di opera d’arte totale (di wagneriana memoria), un’idea coltivata da entrambi secondo modalità e tempi appartenente a secoli diversi. Lo studio e la ricerca multidisciplinare non solo non sembrano contrastare nel pensiero in atto, ma danno vita ad una possibile cooperazione tra arti e mestieri (lo sguardo spazia dal cielo stellato di Zaha Hadid per riposare su Plautilla, la prima donna architettrice della storia).

Un’opera organica, iniziata in pieno debutto di pandemia, soggetta ad un perenne rinnovamento: 60+1 dialoga con voci autorevoli del mondo della cultura: dalla progettazione alla letteratura, dalla filosofia alla musica. Molte storie in un’unica interminabile storia, una narrazione che corteggia i vari volti della bellezza, una narrazione mai lineare – a tratti disorientante – che è andata modifican­dosi con lo sviluppo dello spi­rito del nostro tempo all’interno della metamorfosi della città, della casa e dei suoi stessi abitanti. 

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Ogni qual­volta l’uomo s’illuse di aver di fronte a Sé la verità assoluta o la bellezza eterna, fu colto dalla tentazione di riprodurre uno sterile, per quanto rassicurante, concetto di mimesi. Al contrario, in questo contenitore di senso il linguaggio dell’autore si fa strumento di ri-creazione per una nuova “formazione-costruzione” del sé (in ogni lettore) e del mondo. Ricoeur spiega perché su una parete del suo studio, di fronte alla scrivania, campeggi una riproduzione di Aristotele che contempla il busto di Omero di Rembrandt: un’opera che “simboleggia per me l’impresa filosofica come io la intendo”. La filosofia che nasce dalla poesia condensata nel linguaggio.

Maurizio De Caro – 60+1

Lo sguardo dell’autore abbraccia un’ampia porzione del creato umano, ma il suo occhio si rivolge ad una selezione ben precisa del visibile, ciò che lo attrae è il valore aggiunto alla normalità, il valore nascosto delle cose o ciò che riposa sotto la superficie. Ciò che ricorda l’essenza del “vero essere” come direbbe Platone, quell’indicibile che la nostra anima ha visto prima della caduta. Una forma di “messa a fuoco mentale” che passa dalla vista alla parola scritta, un filtro che ci permette di vedere, sentire e capire gli infiniti stimoli che, dal mondo esterno, colpiscono i nostri sensi.

La qualità che Maurizio ha tentato di trasferire in questi primi due anni di “antologia” di ONE, ine­sauribile stimolo per tutti noi, è il suo essere dinamico e mai sta­tico, predestinato a favorire questa com­penetrazione tra essere e divenire, pensiero e azione, visione e realtà, uomo e natura, cominciando ad attuarla in sé stesso — ed è questa una meta degna della nostra più sincera ammirazione – sotto la benedizione dello spirito panteistico di Joseph Beuys. Suo il progetto del nuovo museo ipogeo che ha iniziato a mettere radici in terra d’Abruzzo.


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