È morto a Modena, a 92 anni, Franco Fontana, tra i più importanti protagonisti della fotografia italiana del Novecento. Nato nel 1933, Fontana ha costruito un linguaggio radicalmente personale, trasformando il colore da elemento descrittivo in pura struttura compositiva.

Franco Fontana

I suoi paesaggi, urbani e naturali, sono fatti di campiture cromatiche, linee nette, ombre e geometrie che sembrano avvicinare la fotografia alla pittura e all’astrazione. Fontana non si limitava a fotografare il paesaggio: lo ricomponeva attraverso lo sguardo, isolandone forme, ritmi e rapporti di colore. Un approccio particolarmente vicino alla sensibilità del design e dell’architettura, dove superficie, proporzione e materia diventano strumenti per costruire una percezione dello spazio.

A partire dagli anni Settanta, la sua ricerca contribuì a cambiare il ruolo della fotografia a colori, ancora considerata marginale rispetto alla tradizione del bianco e nero. La consacrazione internazionale arrivò anche con Skyline del 1978, mentre il suo lavoro venne esposto in oltre cinquanta musei nel mondo

Oltre 400 mostre e circa 70 libri testimoniano l’ampiezza della sua carriera. Ma l’eredità di Fontana va oltre i numeri: è soprattutto un modo di guardare. Campi, strade, città e architetture diventano nelle sue immagini superfici essenziali, quasi astratte, capaci di rivelare un ordine nascosto nel reale.

Nel 2006 il Politecnico di Torino gli conferì la laurea honoris causa in design, riconoscendo anche il valore progettuale della sua ricerca.

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Con la sua scomparsa, il mondo della fotografia perde un autore che ha fatto del colore una forma di pensiero. E forse è proprio nel colore, come Fontana stesso aveva intuito, che continuerà a vivere il suo sguardo.


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