foresta amazzonica

“In effetti Funes ricordava non solo ogni foglia di ogni albero di ogni bosco, ma ognuna delle volte che l’aveva percepita o immaginata” (Jorge Luis Borges, Funes l’uomo della memoria, Finzioni)

Antropologia ed ecologia: un dialogo aperto che deve coinvolgere una etnologia allargata ai non umani. Non basta affermare che le foreste pensano, come afferma il titolo del saggio di Eduardo Kohn, professore all’Università di Montreal che ha vinto il rinomato Gregory Bateson Prize, ma spingendosi oltre: se l’uomo pensa è solo perché le foreste pensano. “Questo libro – introduce l’autore – è un lavoro filosofico, dal momento che cerca di ripensare radicalmente la maniera in cui pensiamo per affrontare quest’epoca che è stata chiamata Antropocene: un’epoca segnata dagli incredibili cambiamenti climatici che noi esseri umani o perlomeno alcuni di noi, i cosiddetti “moderni”, abbiamo messo in moto e da tutte le frammentazioni ecologiche e sociali che questi processi di cambiamento comportano”.
Eduardo Kohn – Come pensano le proteste

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È in tutta evidenza un saggio politico, dove la politica non è più un affare esclusivamente umano, ma riguarda anche l’insieme di tutti i viventi (oltre che quello degli artefatti). L’ecologia ha pagato il prezzo di una scienza troppo legata all’economia, “… a una concezione patrimoniale della realtà naturale: il termine ecologia è una variazione minima rispetto al battesimo originario di scienza dell’economia della natura” annota Emanuele Coccia nell’articolata introduzione. L’autore trova l’ispirazione in un lungo soggiorno nella foresta per definizione, quella tropicale amazzonica, vivendo con il popolo dei Runa, individuando e descrivendo quella ragnatela fragile, a volte invisibile, che mette insieme la vita di tutti gli esseri viventi, umani e non umani. In contrasto con la visione cosmica occidentale, che tratta gli spazi naturali come inerti fonti di risorse materiali ad esclusivo vantaggio umano: “Il mondo definito “naturale” è composto da essere viventi e dalle relazioni comunicative che tali esseri intrattengono tra loro e con noi” in lingua Kichwa locale: Kawsak Sacha. L’impegno di Kohn è, come antropologo, in primo luogo quello di sviluppare le tecniche di accesso che consentano l’ascolto tra i diversi messaggi della (e nella) natura: “I pensieri generati da una foresta giungono in forma di immagini”, e in secondo luogo cercare i mezzi per lanciare questa “congettura silvestre” (la definizione è sua) nel mondo. Il libro, in sintesi, cerca di liberare il nostro pensiero da quel bagaglio concettuale in eccesso che si è accumulato per la nostra esclusiva attenzione, a discapito di tutto il resto, a ciò che rende noi umani (sedicenti) eccezionali. E poi c’è il valore, fondamentale, della memoria: “Il gioco tra il ricordare e il dimenticare è unico ed essenziale per la vita; tutti i lignaggi di organismi viventi, piante o animali, mostrano questa caratteristica”. Detto questo, prestare attenzione alle diverse esistenze che esistono oltre l’umano: “E oltre la morale, permettendo alle logiche della vita di lavorare attraverso di noi, è in se stessa una pratica etica”. Forse i pensieri delle foreste sono migliori dei nostri, ma possiamo ancora imparare.
Foresta amazzonica
 
 
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Se non cambiate, la terra stessa, le acque, i terremoti vi uccideranno. Da Eduardo Kohn: Come pensano le foreste #EdizioniNottetempo via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://www.listonegiordano.com/one/author/danilopremoli/

La crisi climatica è una crisi spirituale perché abbiamo dimenticato la vita che ci connette con gli altri esseri. Da Eduardo Kohn: Come pensano le foreste #EdizioniNottetempo via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://www.listonegiordano.com/one/author/danilopremoli/

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Eduardo Kohn
Come pensano le foreste

Nottetempo, 2021
pp. 448
Isbn 9788874528943
 
di Danilo Premoli – Office Observer  
 
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