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“I muri, in quanto muri, altro non sono, al postutto, che il concetto dell’architetto tradotto in atto: ora, in una città come Milano, sarebbe proprio da matti il pretendere che gli architetti possano avere dei cervelli cosiffatti, da esser totalmente vuoti di concetti”. (Carlo Emilio Gadda, San Giorgio in casa Brocchi)  
 
Il saggio raccoglie testi di Alessandro Armando, Giovanni Durbiano, Maurizio Ferraris, Carlo Galli, Bruno Moroncini (e un postscriptum di Tommaso Listo) a definire: “Un mestiere che nasce nel momento in cui una certa divisione del lavoro colloca alcuni a occuparsi della costruzione materiale e altri a redigere progetti, cioè a disegnare e scrivere documenti capaci sia di convincere un committente, sia di impartire istruzioni a un muratore”.  
 
Presupposto dell’analisi è che i problemi della pratica progettuale, che spaziano dai rapporti con il cliente all’ottenimento di una autorizzazione edilizia, dal mettere in scena una promessa di spazio al far convergere sul progetto competenze e interessi differenti, possano essere utilmente concettualizzati grazie ai “quadri” che i filosofi hanno messo a disposizione. Più domande che risposte: domande sul sapere, sul potere e sull’agire del progetto architettonico.  
 
Si parte da lontano, da Vitruvio che nel “De architectura” scrive: “A determinare la professionalità dell’architetto, contribuiscono numerose discipline e svariate cognizioni perché è lui a dover vagliare e approvare quanto viene prodotto dalle altre arti”. L’architettura dunque è una tecnica o arte fondata su saperi scientifici e su esperienze pratiche. E Kant ne chiarisce il senso: “Per architettonica intendo l’arte di costruire sistemi e per sistema l’unità di molteplice conoscenze sotto un’idea. Questa idea è il concetto razionale della forma di un tutto”.  
 
Sulla copertina del volume c’è il plastico della Große Halle a Berlino di Albert Speer, l’architetto al quale è dedicato un capitolo firmato da Maurizio Ferraris che lo introduce: “Gli attori del progetto, ossia il committente, l’architetto, l’opera e il ritardo (la differenza costruttiva che intercorre tra il progetto pensato e quello realizzato) sono esasperati dalle circostanze: il committente è un tiranno, l’architetto un demiurgo, l’opera un fallimento rispetto al progetto, e il ritardo un modo di essere che, presente in ogni progetto, qui si manifesta con un’evidenza che non ha uguali”. E aggiunge: “A ben vedere l’attività di Speer come ministro degli armamenti incarna l’essenza della progettualità architettonica più di qualunque altro progetto: progettare una linea di produzione di carri armati è molto più storicamente decisivo del costruire una villa, anche se la villa a Berchtesgaden è ancora lì e i carri armati furono fatti a pezzi”. Infatti il tribunale di Norimberga, che non era composto da redattori di riviste di architettura, condanna Speer non per la Nuova Cancelleria o per il Nido dell’Aquila, ma per il suo agire in veste di ministro degli armamenti. “Speer, d’accordo con i vertici dell’industria tedesca – nota Ferraris – non eseguì l’ordine Nerone, cioè la distruzione dell’intero apparato infrastrutturale e industriale tedesco. Ora, se ha potuto disubbidire è perché in precedenza aveva scelto di ubbidire, manifestando quella discrezionalità che è il contrassegno del progettista”.  
 
E se, come è stato calcolato, qualsiasi progetto che viene messo in cantiere mediamente costa un terzo in più rispetto al budget iniziale e che ci vorrà un terzo in più del tempo previsto per realizzarlo, sembra che l’unico a godere sino in fondo del segreto del progetto sia l’umarell che guarda il cantiere con la nostalgia e la sofferenza del tempo che passa inesorabilmente.  
 
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TwittaIl muro ben progettato non è il buon progetto del muro. Da Alessandro Armando, Giovanni Durbiano: Critica della ragione progettuale @EdizioniMulino via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

TwittaIl progetto comporta sempre una responsabilità e un’intenzione per quanto grandi siano i vincoli e gli ostacoli. Da Alessandro Armando, Giovanni Durbiano: Critica della ragione progettuale @EdizioniMulino via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

TwittaIl progetto architettonico realizza in sé lo stare insieme di costruzione, di sapere e di potere. Da Alessandro Armando, Giovanni Durbiano: Critica della ragione progettuale @EdizioniMulino via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

TwittaNon basta che gli uomini abitino la terra, un simile abitare deve anche mantenere, conservare, proteggere. Da Alessandro Armando, Giovanni Durbiano: Critica della ragione progettuale @EdizioniMulino via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

TwittaL’arte è sempre un misto, come l’architettura, di fabrica e ratiocinatio. Da Alessandro Armando, Giovanni Durbiano: Critica della ragione progettuale @EdizioniMulino via @danilopremoli #OneListoneGiordano https://one.listonegiordano.com/author/danilopremoli/

 
 
Alessandro Armando, Giovanni Durbiano
Critica della ragione progettuale
 
Il Mulino, 2023  
pp. 184  
ISBN 9788815383020  
 
Recensione di Danilo Premoli – Office Observer  
 
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