Le mostre d’arte e architettura in Italia e all’estero irrinunciabili per il 2026 in Italia e all’estero.
Il 2026 si annuncia come un anno di particolare densità per le mostre dove va in scena arte, design e architettura. Le principali istituzioni museali internazionali e italiane propongono mostre che riflettono sulle trasformazioni dello spazio, sui linguaggi installativi, sul rapporto tra corpo, architettura e paesaggio, e sul ruolo delle esposizioni come dispositivi critici capaci di incidere sul dibattito culturale contemporaneo.
Non poteva mancare su One una selezione ragionata delle mostre d’arte e architettura imperdibili in Italia e all’estero nel 2026, con un’attenzione specifica al panorama italiano.
Le mostre d’arte in Italia e all’estero da non perdere nel 2026
- Mostra Eva Jospin, Grottesco in mostra al Grand Palais di Parigi
- Retrospettiva su Nan Goldin al Pirelli HangarBicocca di Milano
- Retrospettiva Tracey Emin in mostra Tate Modern di Londra
- La 61ª Biennale di Venezia – In Minor Keys
- Mostra Le Alchimiste di Anselm Kiefer – Palazzo Reale – Milano
- Mostra su Mark Rothko a Palazzo Strozzi
- Mostra Giotto e San Francesco, Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento
- Mostra Mona Hatoum – Over, Under and Between | Fondazione Prada
- Mostra Van Dyck l’Europeo in mostra a Genova
Mostra Eva Jospin, Grottesco in mostra al Grand Palais di Parigi
Grand Palais, Parigi | dicembre 2025 – marzo 2026
C’è ancora tempo per recuperare l’intervento monumentale di Eva Jospin al Grand Palais fino a marzo 2026 in mostra al Grand Palais di Parigi. Attraverso strutture scultoree che evocano grotte, architetture vegetali e paesaggi artificiali, l’artista costruisce un ambiente immersivo che dialoga con la tradizione delle grottesche rinascimentali e con l’idea di architettura come organismo simbolico.
“Grottesco“ si ispira alla leggenda di un giovane romano che, per errore, cade in una cavità sotterranea dove scopre meravigliosi affreschi dimenticati: i resti della Domus Aurea di Nerone, sepolti da secoli. La mostra si colloca al centro del dibattito sull’arte site-specific e sulla trasformazione dello spazio museale.
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Retrospettiva su Nan Goldin al Pirelli HangarBicocca di Milano
Pirelli HangarBicocca, Milano | fino a febbraio 2026
Tra le mostre in Italia 2026, la retrospettiva di Nan Goldin si inserisce nello spazio industriale dell’HangarBicocca, dove fotografia, video e installazione costruiscono un racconto immersivo. L’allestimento rafforza il legame tra memoria personale, architettura e dimensione collettiva dell’esperienza espositiva.

L’esposizione include: The Ballad of Sexual Dependency (1981-2022), capolavoro di Goldin; The Other Side (1992-2021), ritratto storico, omaggio agli amici trans attraverso scatti intimi e privati realizzati tra il 1972 e il 2010; Sisters, Saints, Sibyls (2004-2022), testimonianza sul trauma familiare e sul suicidio; Fire Leap (2010-2022), incursione nel mondo dell’infanzia; Memory Lost (2019-2021), trip claustrofobico nell’astinenza da sostanze stupefacenti; e infine Sirens (2019-2020), viaggio nell’estasi della droga. A Milano, l’installazione Sisters, Saints, Sibyls (2004- 2022) sarà presentata all’interno del “Cubo”, uno spazio in cui le dimensioni e l’altezza, che supera i 20 metri, richiamano la natura architettonica de La Chapelle de la Salpêtrière di Parigi, luogo in cui l’opera è stata originariamente commissionata ed esposta.
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Retrospettiva Tracey Emin in mostra Tate Modern di Londra
Tate Modern, Londra | febbraio – agosto 2026
La grande retrospettiva dedicata a Tracey Emin alla Tate Modern attraversa oltre quarant’anni di produzione, restituendo una visione complessa del rapporto tra autobiografia, corpo e spazio.
A Second Life ripercorre decenni di pratica innovativa della dame inglese, presentando pezzi che ne hanno segnato la carriera, uno tra tutti, l’installazione My Bed fino a opere mai esposte prima. Le installazioni, spesso concepite come ambienti emotivi, dialogano con l’architettura industriale del museo e confermano il ruolo dell’artista nella ridefinizione del linguaggio installativo contemporaneo.
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La 61ª Biennale di Venezia – In Minor Keys
Biennale di Venezia Arte | primavera – autunno 2026
La 61ª Biennale di Venezia si preannuncia, tra le mostre in Italia per il 2026, come un’edizione fortemente incentrata sul rapporto tra spazio, infrastrutture e forme di convivenza contemporanea.

In Minor Keys, questo è il tema della Biennale d’arte scelto dalla curatrice Koyo Kouoh (scomparsa nel maggio 2025) e realizzato postumo dal suo team curatoriale, con l’obiettivo di esplorare la bellezza e la resilienza attraverso le “note minori”, creando un’esperienza artistica che invita alla riflessione, alla guarigione e alla gioia radicale. Le anticipazioni curatoriali indicano una presenza significativa di installazioni ambientali e progetti site-specific, in cui l’architettura non è semplice contenitore ma parte integrante dell’opera.
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Molti padiglioni affronteranno temi legati alla crisi ecologica, alla trasformazione dei territori e alla dimensione politica dello spazio costruito, con interventi che lavorano su materiali poveri, strutture temporanee e dispositivi abitabili.
All’Arsenale, in particolare, si prevede un uso esteso di ambienti immersivi e pratiche ibride tra arte, design e ricerca architettonica, mentre i Giardini ospiteranno padiglioni che riflettono sul concetto di identità nazionale attraverso il linguaggio dello spazio. Venezia stessa diventa parte attiva della mostra, con progetti diffusi che interrogano la città come organismo fragile, storico e profondamente contemporaneo.
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Mostra Le Alchimiste di Anselm Kiefer – Palazzo Reale – Milano
Palazzo Reale, Milano | febbraio – settembre 2026
Tra le mostre da vedere nel 2026, quella milanese di Anselm Kiefer propone una serie di installazioni monumentali che dialogano con l’architettura storica di Palazzo Reale. Materiali, stratificazioni e riferimenti mitologici trasformano lo spazio espositivo in un paesaggio simbolico, confermando l’importanza dell’artista nel rapporto tra arte, memoria e costruzione spaziale.
Kiefer torna in Italia con un progetto che intreccia mito, storia e identità, interrogando il ruolo delle donne nella nascita del pensiero scientifico e nella cultura occidentale. Il fulcro dell’esposizione è costituito da trentotto grandi teleri concepiti appositamente per dialogare con l’architettura e la memoria della Sala delle Cariatidi, luogo simbolo della storia milanese.

Il titolo scelto per la mostra, Le Alchimiste, rimanda a figure femminili che tra Medioevo e Rinascimento si fecero portatrici di una sperimentazione in ambito medico e soprattutto alchemico. Donne che furono capaci di anticipare metodi e intuizioni che confluirono nella scienza moderna.
Tra queste Caterina Sforza, figlia del duca Sforza: scienziata, condottiera e autrice di un manoscritto con oltre quattrocento formule e ricette alchemiche, cosmetiche e terapeutiche. A lei, e ad altre come Isabella Cortese, Maria la Giudea, Marie Meudrac, Kiefer restituisce volto e materia in una narrazione unica nel suo genere.
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Mostra su Mark Rothko a Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, Firenze | marzo – luglio 2026
Il progetto espositivo fiorentino mette in relazione la pittura di Rothko con l’architettura rinascimentale, creando un dialogo inedito tra spiritualità, colore e spazio storico. Una mostra che riflette sul ruolo dell’architettura come cornice percettiva e sul museo come dispositivo di esperienza contemplativa.

Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi, si configura tra le mostre 2026 in Italia più importanti da che permette di ripercorrere l’intera carriera di Rothko con oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.
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Mostra Giotto e San Francesco, Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento
Giotto e San Francesco in mostra alla Galleria Nazionale Umbra, Perugia | 14 marzo – 14 giugno 2026
La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ospiterà dal 14 marzo al 14 giugno 2026 la mostra Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento, organizzata in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.
L’esposizione indaga il momento storico in cui il messaggio francescano e il genio di Giotto si incontrano, dando origine a una profonda trasformazione del linguaggio artistico. Tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento si assiste infatti al superamento della “maniera greca” di ascendenza bizantina, a favore di una nuova figurazione fondata su naturalismo, coerenza spaziale ed espressione degli affetti, elementi che segnano l’avvio dell’arte moderna.

Il fulcro di questa rivoluzione è il cantiere della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi, dove Giotto, a partire dal 1288, realizza le Storie di Isacco e la Legenda francescana, elaborando un codice figurativo destinato a influenzare profondamente l’arte umbra e italiana del Trecento.
Assisi rimane a lungo un centro propulsore grazie anche alla presenza di grandi maestri come Simone Martini, impegnato nella cappella di San Martino e nel transetto della chiesa inferiore, e Pietro Lorenzetti, autore delle Storie della Passione, oltre ad altri artisti attivi nella decorazione della basilica.
La mostra riunisce oltre 60 opere di Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e di artisti locali, testimoniando la diffusione e la rielaborazione di questo nuovo linguaggio. Il percorso segue l’intera attività giottesca ad Assisi, dagli esordi alle opere della maturità, valorizzando al contempo il ricco patrimonio artistico diffuso in tutta l’Umbria.
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Mostra Mona Hatoum – Over, Under and Between | Fondazione Prada
Mona Hatoum in mostra alla Fondazione Prada | Milano | 29 Gen – 9 Nov 2026
“Over, under and in between” è un progetto site-specific di Mona Hatoum per la Fondazione Prada che invita a riflettere sull’instabilità del presente e sulla precarietà dell’esistenza. La mostra è composta da tre installazioni che riprendono elementi centrali del vocabolario dell’artista – la ragnatela, la mappa e la griglia – riattivando lo spazio della Cisterna della Fondazione Prada e instaurando un dialogo diretto con l’esperienza fisica del visitatore. I lavori, autonomi ma connessi, evocano instabilità, pericolo e fragilità.
Nella sala d’ingresso, una ragnatela sospesa di sfere di vetro soffiato a mano incombe sul visitatore. Hatoum utilizza da tempo questo motivo per indagare temi come intrappolamento, legami e connessioni. L’artista sottolinea l’ambivalenza della ragnatela, insieme minacciosa e protettiva, e il suo valore poetico e cosmico: le sfere richiamano gocce di rugiada o costellazioni, alludendo all’interconnessione di tutte le cose.
Nella sala centrale, il pavimento è ricoperto da oltre trentamila sfere di vetro rosso che delineano una mappa del mondo priva di confini politici. La configurazione instabile suggerisce un territorio aperto e indefinito, esposto a forze esterne. Hatoum adotta la proiezione Gall-Peters, rifiutando quella di Mercatore, per correggere le distorsioni che hanno storicamente ridotto le dimensioni del Sud globale, evidenziando il legame tra rappresentazione geografica e potere.
L’ultima sala ospita all of a quiver, una struttura metallica a griglia sospesa, composta da cubi sovrapposti che oscillano lentamente tra crollo e ricostruzione. Il movimento, accompagnato da suoni metallici, evoca tensione fisica ed emotiva.
L’opera trasforma forme minimaliste in un’esperienza corporea che esprime precarietà e sospensione continua tra opposti come costruzione e distruzione, resistenza e fragilità, offrendo, come osserva Lina Ghotmeh, una lezione di apertura all’instabilità piuttosto che di controllo.
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Mona Hatoum, Over, Under and Between | Fondazione Prada
Mostra Van Dyck l’Europeo in mostra a Genova
Van Dyck in mostra al Palazzo Ducale, Genova | 20 Mar 2026 — 19 Lug 2026
Van Dyck l’Europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova a Londra è la mostra monografica dedicata ad Anthony van Dyck , in programma nelle prestigiose sale dell’Appartamento del Doge e della Cappella del Doge di Palazzo Ducale.
Il visitatore scoprirà, forse per la prima volta, il Van Dyck delle opere sacre: un mix di teatro e pathos, religione e sentimento, che sarà più coinvolgente di quanto si possa pensare, per la pura bellezza della sua pittura e per la capacità, comunque e sempre, di sedurre il suo pubblico.

La mostra vuole essere un viaggio alla scoperta del Van Dyck di “tre patrie” e di “tre stagioni” distinte, con proposte tematiche che testimoniano come la sua arte sia stata in grado di adattarsi e di maturare. Ma soprattutto di conquistare il gusto e il favore di tutti, allora come oggi.
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