gio ponti architetto

Ponti è una piastrella luminosa di klinker, è la seggiolina di Chiavari leggera, leggera, è la copertura fatta come un merletto sacro di una Cattedrale che si specchia tra il cielo e il mar Mediterraneo.

E’ una scrivania semplice che vale 80.000€, Ponti è collaborare con centoventicinque aziende, è scrivere trecento lettere ai direttori del Corriere, (e centotrenta articoli). Ponti sono i titoli di testa de La Notte di Antonioni (con le musiche di Gaslini).

Ponti è la pensilina del ristorante la Penna d´Oca (ora sede della showroom di Listone Giordano), è il decoro del linoleum del Pirellone. è “Amate l´Architettura (l´Architettura è un cristallo).

Ponti è cinque, sei decenni di attività progettuale, la prima archistar italiana (ma lui da milanese avrebbe solo riso di questa definizione).

“Per Torino chiedo il Suo nome, quello di Levi Montalcini e di Mollino; per Bologna ho scritto a Bega e a Vaccaro; per Roma a Libera e a Nervi (e un altro); per Napoli ho scritto a Cosenza; per Firenze a Michelucci (e a un altro); per Milano cerco Belgioioso, Lingeri, Asnago, Figini e Pollini”

(Ponti, Lettera ad Astengo del 10 febbraio 1948).

Ha avuto mostre al Louvre e in tutti i più importanti musei del mondo, ma Milano non l’ha ancora metabolizzato, a un quarto di secolo dalla morte, forse per il colbacco di astrakan. Ponti è la sua casa in via Dezza, il primo loft mai immaginato al mondo, Ponti sono i colori del Parco dei Principi di Sorrento, sono i colori e le forme selle sue finestre, degli infissi, dell´horror vacuii , piaceva tantissimo a molti ma poco a quelli importanti, soprattutto i critici.

Lisa e Gio Ponti con un visitatore alla mostra dei Grattacieli Colorati Triangolari di Ponti, Milano, circa 1969: foto Giorgio Casali

Ponti è il Compasso d´Oro, è la nostra Scuola a forma di trifoglio in fondo a Cittá Studi. È un signore quasi cieco che ho incontrato e che mi dice: ”mi dispiace essere così malandato perché non posso più fare nulla per l´Architettura e per Milano”.

Ponti è Domus, Ponti è Stile, Ponti è Bellezza, inventore del multitasking, Ponti è una villa a Garches, è l’inventore della ceramica moderna di Richard Ginori, Ponti è la felicità di essere architetto, e di fare l’architetto, Ponti sono gli arredi dei transatlantici, Ponti è l’unico classico contemporaneo, Ponti è la piccola tessera di madreperla che illumina il Pirelli, è la forma del decoro, Ponti è l’idea stessa di modernità che non destabilizza, sempre attuale e che riscalda il cuore Ponti è una maniglia ancora in produzione dopo sessanta anni.

Le avventure stilistiche suscitate da estetismi di formazione intellettuale hanno esaurito il loro ciclo di esistenza […]. La civiltà attuale si specchia in realtà ormai universali: quelle dove viene manifestata la vita delle grandi collettività

(Ponti 1937)

Ponti è la celebrazione di un “progresso che ha un cuore antico”, fatto di stile, di industria, di artigianato, che nasce dal dialogo tra gli imprenditori e gli ebanisti, e questa è la grande magia utopica.

Ponti è il rapporto col cielo, e con gli angeli, metà sognatore metà creatore, è il vero autore di Miracolo a Milano, perché questa città l’ha immaginata come il centro universale della bellezza e per mezzo secolo ha sperato (forse) di realizzata.

Ponti è un passato che non sbiadisce, non è contaminabile dagli anni successivi alla sua visione, dell’architettura e della città. Non c’è un prima o un dopo ma solamente un “durante permanente”, è la vera opera in divenire Inseguo il sogno di una casa vivente, versatile, che s’adatti continuamente alla versatilità della nostra vita, anzi la incoraggi, con cento risorse che noi architetti insegneremo, arricchendola, con pareti e mobili leggeri; una casa variabile, simultaneamente piena di ricordi, di speranze e di coraggiose accettazioni, una casa “per viverla” nella fortuna e anche nelle malinconie, con quel che ha di immobile e fedele, e con quel che ha di variabile ed aperto ed aprendone le finestre finché v’entrino nel loro giro, sole e luna e l ‘altre stelle, e tutto è movimento, chi scende e chi sale nel mistero della crescita, e chissà cosa vedrà; rivolgendomi a voi inseguo l’immagine di una nuova società umana; questa immagine non è un miraggio irraggiungibile, e sta a noi sognarla per raggiungerla perché nessuna cosa si è avverata che non fosse dinanzi sognata.

Ponti è quartieri popolari e lusso democratico, capitani d’industria e committenti illuminati, perché siamo arrivati molto vicini alla “bellezza che salverà il mondo”, Ponti ma non ha mai rinunciato allo slancio vitale positivo, che permea tutte le sue opere, una felicità contagiosa, mai venuta meno nel corso della sua lunga vita.

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“Amate le meravigliose materie dell’architettura moderna: cemento, metallo, ceramica, cristallo, materie plastiche amate i buoni architetti moderni, siate tifosi dell’uno o dell’altro: associate il vostro nome alle loro opere che resteranno anche col vostro nome; e amateli esigentemente, senza indulgenza; e fateli operare esigete da loro case felici e perfette per confortare la vostra vita, con una architettura civilissima bella serena luminosa sonante chiara colorata e pura esigete che onorino il vostro lavoro, con civilissimi edifici per la vostra attività esigete da loro scuole e istituti bellissimi civili luminosi per i vostri figli esigete da loro teatri e cinematografi stupendi per la vostra cultura e il vostro diletto, per il vostro bisogno quotidiano di favola esigete da loro stadi magnifici per i vostri giochi essi devono fare biblioteche perfette per le vostre letture, perfette pinacoteche per la pittura, musei pieni di vita per lo specchio del passato, auditori meravigliosi per la musica chiese protettrici della preghiera, della speranza e dell’affanno degli uomini; con forme purissime esigete da loro ambienti solenni e severi per elevare i pensieri ed i gesti della politica, questo dramma esigete edifici perfetti per governare l’ordine della civiltà, per il Buon Governo essi devono fare felici giardini, pieni di immaginazione, come Burle Marx, e di amorosa confidenza con la natura essi devono fare ville incantevoli per le vostre vacanze alberghi incantevoli per i vostri viaggi: aeroporti e stazioni perfetti per le vostre partenze, essi debbono fare ospizi civilissimi (umanissimi) per la vostra stanchezza ed età cliniche perfette per la vostra guarigione, e per onorare le nascite (essi devono fare anche reclusori civilissimi, per quelli di noi che son sventurati) (essi debbono fare anche nobili cimiteri e nobili tombe) esigete da loro città felici e civilissime esigete da loro, sempre, una architettura piena di simpatia umana, piena di immaginazione, nitida, essenziale, pura: pura come un cristallo”.

Amate l’Architettura. 1957

Ponti è la più alta e significativa esortazione che un architetto ci abbia mai lasciato in eredità, ed è stato l’unico a rivolgersi principalmente agli utenti ultimi, rispetto ai critici, agli storici, il suo Umanesimo pervade ancora con profondità le nostre coscienze intellettuali, lo sentiamo vicino, ci sussurra ancora, come un viatico per il futuro delle nuove generazioni.

L´ Architettura è viva e viva Gio Ponti


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