“Ma più in là ancora l’occhio mio non poteva indovinar cosa fosse quello spazio infinito d’azzurro, che mi pareva un pezzo di cielo caduto e schiacciatosi in terra: un azzurro trasparente, e svariato da strisce d’argento che si congiungeva lontano lontano coll’azzurro meno colorito dell’aria” (Ippolito Nievo, “Le confessioni di un italiano”).
1.109 chilometri di costa da Trieste a Otranto si affacciano sul Mare Adriatico, meravigliosamente raccontato nel progetto ideato e curato da Cristiana Colli attraverso le sue parole e quelle di scrittori, architetti, navigatori, giornalisti, sociologi, filosofi, scienziati, studiosi, geografi e le immagini di fotografi, di memorie d’archivio e dei satelliti dell’Agenzia Spaziale Italiana. Undici capitoli (più un utile glossario e una ricca bibliografia) che restituiscono un ordine di argomenti che si intrecciano e inseguono tra le 600 pagine del volume.
Il Mare Adriatico, il cui nome è scritto sempre in tutte le mappe (e in questa copertina azzurra) curvo e in verticale, vive due stagioni: l’estate (più estroversa e rumorosa) e l’inverno (più riflessiva e nebbiosa): “Il mare che accetta d’estate la contaminazione con un’altra economia, quella del turismo, non importa se sulle spiagge o sulle acque, d’inverno sembra ripiegarsi su sé stesso, sui propri confini invisibili, sulla sua rassegnazione” (e di cosa succede nelle altre due stagioni di mezzo si sa poco o nulla).
I diversi contributi raccontano un lungo viaggio nello spazio e nel tempo, tra libri, film e immagini, arte e antropologia, archeologia e geografia, Oriente e Occidente, nord e sud, culture e religioni, tradizioni e sapori, carte nautiche e disegni; un mare fatto di emergenze millenarie e iconografie temporanee delle vacanze, colori pop, facciate e balconi di seconde case (fino a tre piani firmate dai geometri, in quella categoria che Bernard Rudofsky aveva definito non-pedigreed architecture), negozi di souvenir pieni di quadretti con cornici fatte di conchiglie, gondole che si illuminano, portapenne con il santo del luogo, oggetti che definiscono un kitsch quasi tenero.
La geografia è segnata da linee parallele: l’orizzonte, l’acqua, la sabbia, il lungomare, l’asfalto della statale e dell’autostrada A14, la ciclovia, la ferrovia, le colline; linee interrotte da città-porto: Trieste, Venezia, Ravenna, Ancona, Bari, Brindisi, e “piccole capitali”: Aquileia, Lignano, San Benedetto, Rimini e Riccione (la nostra Strip), Pesaro, Trani, Polignano a Mare (con la fantastica Fondazione Pino Pascali, unico museo pugliese dedicato all’arte contemporanea, e lì vicino un gozzo-libreria, primo esempio di book crossing sul mare), Otranto (descritta e ritratta a matita da Mario Cucinella).
Numerosi i contributi di penna, tra i quali quello di Cino Ricci (riminese): “Ho navigato nei mari di tutto il mondo ma l’Adriatico è stato il mare dei miei sogni”, Giorgio Lazzari, naturalista e ambientalista, Gian Marco Luna (che ci ricorda come le lunghezze minime del pescato erano stabilite dal Doge: 12 centimetri per il branzin e l’orada, 7 per il sardon, 5 per l’ostrega), Emanuele Audisio: “La sabbia ti si attacca addosso, la trascini nelle lenzuola eppure i piedi li avevi lavati. La sabbia dei castelli di sabbia, delle piste per le biglie, con la rete per giocare a volley, la sabbia su cui scrivere con la punta di quei rami che il mare abbandona come matite”, Pippo Ciorra: “Una interminabile main street acquatica sulla quale affacciano antiche dimore, borghi marinari, case isolate, case di vacanza, pensioni, roulotte, tende e bungalow. In origine tutte identità funzionali precise, ma in realtà destinate a ibridarsi, accoppiandosi con le categorie che le frequentano: residenti, gestori, turisti, lavoratori stagionali, famiglie, studenti, utenti occasionali”.

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Cristiana Colli
Adriatico. Il mare d’inverno
Artem Editoria, 2024
Isbn 9788856909814
Recensione di Danilo Premoli – Office Observer
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